Cosenza 2021, gli impresentabili: compa’ Spataro e tutto il cucuzzaro

Occhiuto e Spataro

Non solo candidature di scambio a Cosenza ma anche truppe cammellate.
Parliamo delle formazioni che affiancarono le forze armate coloniali italiane per indicare una sorta di voto di scambio all’ingrosso. Invece di “tu dare soldi io vendere cammello”, la frase si trasforma in “io ti dò un posto di lavoro o ti sistemo un familiare o ti dò un incarico da parecchi soldini, tu mi voti per sempre e vieni a tutte le manifestazioni dove mi servi”.
Il giornalista Giampaolo Pansa, che aveva esaminato il fenomeno a proposito di Clemente Mastella, aveva ribattezzato le truppe cammellate in truppe mastelliane. Che a Cosenza significa inevitabilmente “truppe gentiliane”.

Sì, è vero. Le truppe cammellate dalle nostre parti dovrebbero essere un’esclusiva del Cinghiale o di Nicola&Madame Fifì, che detengono il potere da decenni e hanno piazzato seguaci e adepti dappertutto. Ma con sei anni di (mal)governo, è chiaro che anche Occhiuto se le sia create. E se lo “scambista” (nel senso di disponibilità alla candidatura, per carità) si accontenta della determina una tantum, qui entriamo nei meandri del potere occhiutiano fatto di incarichi sonanti, di assunzioni, di concorsi pilotati e farlocchi e compagnia cantante.
Il principe indiscusso delle truppe cammellate di Mario il cazzaro è senza dubbio Michelangelo Spataro, uno dei fedelissimi.

Dopo aver fatto finta di “attaccarlo” insieme ad altri 5 compagni di merende dei quali uno entra in giunta con lui (De Cicco), un altro è diventato consigliere provinciale (Del Giudice) e gli altri tre hanno atteso (invano però, tanto che hanno cambiato aria…) che si liberasse qualche incarico di sottogoverno, ora non solo è tutto tranquillo – compresa la candidatura di De Cicco che non agita certo le notti degli occhiutiani… – ma Spataro è stato anche candidato alla Regione lo scorso anno e per giunta nella lista di Forza Italia e adesso si ripropone a Palazzo dei Bruzi con Forza Cosenza (che è Forza Italia “mascherata”). Non c’è che dire: c’erano profonde motivazioni politiche dietro il loro “ammutinamento!!!

Ma parliamo di compa’ Spataro, che attualmente, esattamente dal 2012, è in servizio presso gli uffici della Regione Calabria – settore Economato e Personale – di via Panebianco. Uffici dove sudore e lacrime si tagliano a fette e dove gli impiegati sono sempre in prima fila per servire i cittadini…

Ma dal 1980 al 2012 compa’ Spataro è stato titolare di un contratto a tempo indeterminato con il Comune di Cosenza in qualità di responsabile dell’unità organizzativa “Segreteria Amministrativa”, insomma un funzionario di quelli grossi (in tutti i sensi!), che ha sempre trovato il tempo di farsi nominare a Fincalabra e Tesi e arrotondare i bilanci di una famiglia molto grande e “bisognosa”.

Come avrete capito, siamo già al cospetto di un “mammasantissima” che nel 2011 ha sposato con tutto se stesso (e abbiamo visto qual è la sua potenza) la causa del cazzaro.

L’elenco delle prebende che questo signore ha accumulato per se e per i suoi familiari e amici è decisamente imbarazzante e non serve neanche riepilogare il tutto. Sintetizziamo con una frase eloquente: il potere di Spataro all’Amaco, grazie ai fratelli Occhiuto, è immenso. Grazie all’interessamento, nel vero senso di quello che significa il termine, di Michelangelo Spataro e degli Occhiuto, si assorbe l’intera graduatoria degli autisti di un concorso svolto addirittura 8 anni fa.

Non ancora appagati, sempre sponsorizzati dai consiglieri Michelangelo Spataro e Luca Gervasi, portaborse di Roberto Occhiuto, si nominano altri tre capetti dell’ufficio traffico da una graduatoria anche in questo caso vecchia di 8 anni.

A questo punto gli Spataro, forti dell’indagine condotta da una fantomatica commissione di inchiesta, che non ha mai prodotto la sua relazione finale, chiedono ed ottengono lo svolgimento di un concorso interno per capo ufficio. Un concorso farlocco, vinto, come alcuni sindacati avevano preventivamente denunciato, guarda il caso, dal fratello di Michelangelo Spataro, il signor Leonardo.

Come se non bastasse, giusto per quadrare il cerchio, va doverosamente ricordato che girano molte voci riguardanti un intervento diretto degli Spataro nel campo della sanità privata, in combutta con i Caputo, altri pezzi di malacarne del potere occhiutiano, delle quali presto scriveremo. Così, tanto per gradire.

Ah, dimenticavamo la condanna a 4 anni in primo grado per la bancarotta fraudolenta di Tesi Spa, poi dimezzata e infine annullata. Ma, come diciamo a Cosenza, strazza… Spataro pagava per colpe non sue, certo, ma nel frattempo stando nel Consiglio di amministrazione, ha guadagnato bei soldini che – dicono i maligni – gli sono serviti anche per aprire alcune attività commerciali ma soprattutto una clinica, come accennavamo, ovviamente senza figurare e mettendo in prima fila alcuni suoi storici “prestanome”. E i cosentini fanno la fame…
Tu chiamale se vuoi truppe cammellate.