Cosenza saccheggiata. Tra Mario e Franz chi dice la verità?

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Mario non ci sta a passare come il saccheggiatore di Cosenza e replica stizzito, come solo lui sa fare, al neo sindaco Franz Caruso che lo ha accusato pubblicamente di aver prodotto, durante la sua amministrazione, una voragine impressione nei conti comunali. Un buco che nessuno è ancora riuscito a quantificare: c’è chi dice 300 milioni di euro di debiti, chi dice 400 milioni di euro, e chi dice che la cifra è destinata a superare anche la più disastrosa delle previsioni. Il lavoro di ricognizione avviato da Franz sullo stato di salute delle casse comunali ha dato un primo impressionante risultato: tutta la documentazione contabile del comune è taroccata. Un dato evidente e incontrovertibile, del resto i numeri sono numeri e 2 + 2 fa sempre quattro, ad eccezione dei bilanci stilati da Luciano Vigna dove 2+2 può avere diversi risultati.

Il giochetto messo in piedi da Luciano Vigna su commissione di Mario è sostanzialmente semplice: prevedere entrate milionarie nelle casse comunali, attraverso la contabilità preventiva delle tasse comunali, delle multe, dell’alienazione dei beni comuni, dei fondi ministeriali, e sulla base di questa “somma” spendere e spandere (anche se si sa che la previsione delle entrate non corrisponde mai alle entrate reali) senza ancora aver incassato niente, accumulando, così, debiti su debiti. Per meglio capirci: Vigna scriveva nella previsione di bilancio, ad esempio: nell’anno 2014 il Comune incasserà 10 milioni di euro tra tasse, fondi ministeriali e altro, e sulla base di questa cifra Mario scialacquava durante l’anno, salvo poi scoprire a fine anno che la previsione era totalmente (ma volutamente) sballata: dei 10 milioni di euro previsti solo 2 milioni di euro sono arrivati nelle casse comunali. Ma quando si scopre questo è oramai troppo tardi perché Mario ha già speso tutti i 10 milioni di euro, e non resta altro da fare, ai contabili, che “segnare nella libretta del Comune” 8 milioni di euro di debito. E così anno dopo anno, per 10 lunghi anni.

A questo imbroglio facile da scoprire anche per chi non mastica numeri, Mario ha replicato con una espressione che evidenzia tutta la sua malafede, e la sua vigliaccheria: “il Comune di Cosenza era già in dissesto prima del 2011”. Il che corrisponde (parzialmente) al vero, ma il debito accumulato fino al 2011, non superava i 100 milioni di euro, ed invece oggi 3 commissari e 8 dirigenti non sono ancora riusciti a stabilire un tetto del debito che a loro dire ha già superato i 400 milioni di euro. Ed è per questo che Franz è stato costretto ad informare il prefetto sulla grave situazione finanziaria in cui versa il Comune, e sull’impossibilità, da parte del nuovo consiglio comunale, di approvare “il bilancio”. Si dovrà andare avanti con una “gestione provvisoria”, così come previsto dalla Legge in caso di mancata approvazione del documento “economico e finanziario” del comune. Ed è così che finirà, perchè (nei bilanci economici) 2+2 fa sempre 4. Anche se Mario ci prova a dire altro: ma questa volte non basteranno le sue chiacchiere a risolvere il problema, è lui il capo della banda che ha saccheggiato le casse comunali, ed è chiaro che è l’unico in questa storia a dire bugie (che per lui sono il pane quotidiano). Franz non ha nessun interesse a mentire in questa storia, anzi, ha tutto l’interesse a denunciare le irregolarità, altrimenti tutti i guai potrebbero essere addebitati, dopo sei mesi di amministrazione, alla sua sindacatura.

Ma non si limita solo a questo Mario che, non contento delle cazzate già dette, va oltre: nella sua surreale replica blatera anche di una crescita della città sotto tutti i punti di vista. È evidente che lui intende per “città” la sua stretta cerchia di amici e clienti che hanno goduto insieme a lui della grande abbuffata di questi ultimi 10 anni. Per tutti gli altri non c’è stata nessuna crescita. Anche qui siamo sempre nella certezza del 2+2=4.

Insomma Mario ci prova a rimescolare le carte per sviare l’attenzione sulla sua persona chiamando in causa persino la buonanima del grande sindaco Giacomo Mancini. Spera di avere ancora presa sui cosentini, ma soprattutto spera che nessun onesto magistrato ficchi il naso nei suoi 10 anni di amministrazione. Perciò cerca in ogni modo di fermare le notizie che giornalmente arrivano dai contabili bruzi, e lo fa nel modo a lui più congeniale: raccontare chiacchiere su chiacchiere. La sua linea di difesa è sempre la stessa: trovare giustificazioni improbabili alle sue malefatte e scaricare il più possibile sugli altri. Pavido, incapace, e traditore come solo lui sa essere.

Ci dispiace un po’ per Mario che avrebbe voluto essere ricordato come il geniale architetto che ha ridisegnato gli spazi sociali ed economici della nostra bella città, magari accostato alla statua (da lui eretta) del suo grande mito: il devastatore e saccheggiatore Alarico.  Ma purtroppo per lui, e per come si stanno configurando gli eventi, va a finire che sarà ricordato come il Vito Ciancimino (quello del sacco di Palermo) del Crati.