Franco Rizzo e Gigi Riva, i due piedi più potenti d’Italia. Lo scudetto-vendetta di Firenze e la “scoperta” di Gigi Marulla

“Sfonda la rete, Marulla sfonda la rete…”. Gli ultrà cosentini della “Vecchia Guardia”, i cui fondatori sono nati tra la fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta, non hanno potuto vedere giocare Franco Rizzo con la maglia del Cosenza. Ma i loro padri o magari i loro nonni, probabilmente ne hanno tramandato le gesta e gli avranno sicuramente raccontato quel giorno in cui il giovane Rizzo “sfondò” davvero la rete del vecchio “Morrone” in una memorabile partita contro il Bisceglie nella stagione della seconda promozione in Serie B. Era quello stesso Rizzo che ha concluso la carriera col Genoa e che quegli stessi ultrà ricordavano ormai “anziano” ma con la solita, puntuale caratteristica: il tiro al fulmicotone. Col piede destro. Esplosivo. Qualche anno dopo, nel 1982, Rizzo aveva deciso di accettare la proposta del presidente Cenzino Morelli ed era diventato il primo direttore sportivo del Cosenza Calcio 1914 Spa. Forse in pochi lo ricordano, ma Rizzo era entusiasta di un ragazzino di Stilo che aveva giocato ad Acireale con il tecnico cosentino Franco Gagliardi e si chiamava Gigi Marulla. Sì, proprio lui, Gigi Marulla. Scommetteva sul suo futuro, sulla sua carriera, avrebbe voluto vedergli sfondare la rete del San Vito ma i tempi non erano ancora maturi. A quei tempi dovevamo accontentarci del Torneo Angloitaliano e delle sfide estive di Coppa Italia contro l’Udinese di Zico e il Napoli di Dirceu. Che non erano male, per carità, ma Gianni Di Marzio non era ancora approdato in riva al Crati per liberarci da quell’incantesimo.

Franco Rizzo, invece, la Serie B e la Serie A le aveva vissute a lungo nella sua gloriosa carriera, che deve essere assolutamente tramandata ai posteri e non relegata nel dimenticatoio per la solita sciatteria dei media di regime.

FRANCO RIZZO RAGAZZO DEL SUD

I critici calcistici degli anni Sessanta apprezzavano molto il modo di giocare del nostro Campione Franco Rizzo, anche se era soltanto un ragazzo del Sud. Come Totonno Juliano, napoletano. Ma alla fine preferivano i “ragazzi del Nord” come Mazzola o Rivera o, al limite, “Picchio” De Sisti, romano de Roma. Quei critici – parliamo di giornalisti come Antonio Ghirelli e Gianni Brera, tanto per intenderci – non erano univoci nell’assegnargli un ruolo preciso. Rizzo nasce ala destra ma in realtà è una mezzapunta. Come fai a farlo giocare soltanto all’ala se riesce a scaricare quei bolidi da ogni posizione?

I suoi calci di punizione, poi, hanno fatto scuola e proseliti: macché “foglia morta!, macché “effetto a rientrare”… Franco Rizzo calciava di potenza, senza troppi fronzoli. Collo pieno e via. Qualche volta all’incrocio dei pali, qualche altra scegliendo l’angolo. I portieri lo temevano e lo studiavano, ma lui ha sempre segnato tanto per essere un’ala o una mezzala. Alla Morrone, l’anno della prima promozione in Serie D, ha segnato addirittura 15 gol. Ma Ubaldo Leonetti, il suo primo talent scout – presto racconteremo anche la sua epopea nella Morrone – gli faceva fare quello che voleva: aveva 16 anni…

RIZZO E RIVA, I DUE PIEDI PIU’ POTENTI D’ITALIA

Nella didascalia della bellissima fotografia che campeggia in copertina e che ricorda, sia pure sommariamente, chi era Franco Rizzo, c’è scritto testualmente “Gigi Riva e Franco Rizzo ovvero i due piedi più potenti del campionato”. La foto è contenuta nel volume storico “Cagliari, uno scudetto che non finisce mai”. Rizzo era già passato alla Fiorentina e alla fine di quella stagione si sarebbe laureato Campione d’Italia anticipando l’ex compagno di un anno. Riva e Rizzo hanno giocato insieme per sei anni con la maglia del Cagliari e sono stati un ottimo tandem d’attacco, addirittura un tridente nell’anno in cui c’era anche Boninsegna. Rizzo era un destro naturale così come Riva era celeberrimo per il suo sinistro e all’epoca anche i giornalisti di grido riconoscevano che questi due ragazzi avevano la dinamite nei loro piedi preferiti. I maligni affermavano che sarebbe stato proprio “Rombo di tuono” a caldeggiare la cessione di Rizzo nel 1968. I due, tuttavia, non hanno mai polemizzato ufficialmente e si sono sempre profondamente rispettati, al punto tale da farsi fotografare insieme e pure sorridenti, anche dopo il passaggio di Rizzo alla Fiorentina.

Giorgio Trocini, ex compagno di squadra di Rizzo nel Cosenza 1960-61, e successivamente presidente della Morrone e vicepresidente dei Lupi, lo trovava simile a Totti e a Del Piero, ma nessuno gli ha mai dato la numero dieci. “E’ nato e si è affermato nel calcio che conta nel momento sbagliato. Mazzola e Rivera erano diventati come Coppi e Bartali, Domenghini era troppo veloce. Rizzo giocava benissimo ma era costretto a stare in panchina con la Nazionale: “Sei giovane, avrai tempo…”.

“Rizzo calciava divinamente – ricorda ancora Trocini -. Aveva questo piede destro tanto piccolo, mi pare calzasse 37 massimo 38, quanto esplosivo. Franco era la classica mezzapunta, sì come Totti e Del Piero, né attaccante e né centrocampista. Segnava anche lui gol bellissimi ma non gradiva per niente il gioco duro come tutti i grandi campioni. Tuttavia, nei momenti importanti, dava tutto e lasciava il segno, eccome se lo lasciava”.

Purtroppo, con la Nazionale è stato decisamente sfortunato. Fabbri l’ha fatto esordire, certo, ma poi non ha avuto il coraggio di farlo giocare ai Mondiali e Valcareggi ha fatto anche peggio. Pennacchia, un giornalista importante del Corriere dello Sport, gli scrisse una lettera aperta motivando per filo e per segno perché Rizzo meritava di giocare a Cosenza quella partita della Nazionale contro Cipro ma per tutta risposta Valcareggi fece giocare De Sisti…

LA VENDETTA DI FIRENZE

Franco Rizzo non sapeva che meno di un anno più tardi sarebbe diventato compagno di squadra di De Sisti alla Fiorentina e sarebbe entrato nella storia della Viola insieme a “Picchio” per aver conquistato il secondo scudetto, purtroppo a tutt’oggi l’ultimo per i gigliati. Rizzo alla Fiorentina era stato il grande colpo del mercato del 1968 e il Cagliari per cederlo aveva ricevuto dai viola due pezzi pregiati come Albertosi e Brugnera. Ma quell’anno Rizzo consumò la sua dolce “vendetta” nei confronti del Cagliari vincendo uno scudetto che nessuno aveva pronosticato. L’allenatore Pesaola stravedeva per Rizzo: lo utilizzava indifferentemente sulla fascia destra e in mezzo al campo. Per tre mesi Franco giocò esclusivamente all’ala perché il Petisso aveva punito Luciano Chiarugi detto “cavallo pazzo”. Poi, quando lo aveva perdonato, aveva sistemato Rizzo in mezzo al campo con De Sisti ed Esposito. In avanti, poi non c’era solo Chiarugi ma anche un centravanti fortissimo come Maraschi e persino il brasiliano Amarildo. Al resto, in difesa, ci pensavano un grande portiere come Superchi e una coppia centrale di sostanza come quella formata da Brizi e Ferrante con il supporto dei terzini “menanti” Rogora e Mancin.

Rizzo giocò 24 partite (su 30) e segnò 6 gol molto importanti. Per ironia della sorte, metà del bottino del nostro Campione fu rifilato al Napoli, dove Pesaola era ancora amatissimo e a dire il vero molto rimpianto. Memorabile la doppietta del 13 aprile 1969, in un momento cruciale del campionato, che ha vissuto su un lungo testa a testa tra Milan, Cagliari e Fiorentina.

Poco più di un mese prima, il 9 marzo, la “odiata” Juventus, fuori dai giochi per il titolo, va a vincere 1-0 sul campo del Cagliari – grande rivale della Viola – grazie ad un centro di Anastasi, proprio nella giornata in cui Pesaola rigetta nella mischia dopo mesi un Chiarugi che lo ripaga con una doppietta nel 3-0 al Vicenza che certifica il sorpasso a danno della formazione di Scopigno e il primo posto solitario, visto il pari interno dei rossoneri con l’Atalanta.

Raggiunta la vetta, ora diviene fondamentale mantenerla e cruciale, dopo il pari per 1-1 a Genova con la Sampdoria, si rivela l’1-0 interno sull’Inter, ancora a firma di uno scalpitante Chiarugi, mentre il Cagliari è fermato sullo 0-0 a Torino dai granata …

Resta solo il Milan nella scia della Fiorentina, ma le parti si invertono al turno successivo che vede il risveglio del Cagliari a spese dei rossoneri, sconfitti per 3-1 mentre la Fiorentina esce indenne (2-2) dal “Bentegodi” contro il Verona in una partita difficilissima. In vantaggio con Chiarugi, la Viola si fa raggiungere e superare dai gol di Bui (su punizione) e Maddè (su rigore) ma è proprio Franco Rizzo all’ora di gioco a risolvere una mischia da calcio d’angolo trovando un incredibile “pertugio” da terra per superare il portiere avversario.

Il gol di Rizzo consente alla Viola di conservare un punto di vantaggio (35 a 34) sui sardi e due sul Milan, per poi allungare al turno successivo grazie proprio alla vittoria esterna (3-1) al “San Paolo” sul Napoli (doppietta di Rizzo ed acuto di Maraschi), con il Cagliari che non va oltre il pari a Bologna ed il Milan regola di misura la Juventus.

Rizzo, dunque, segna due gol fondamentali a Dino Zoff, allora portiere del Napoli nello spazio di soli tre minuti: il primo al 38′ con una “botta” impressionante da 25 metri e il secondo al 41′ con un irresistibile “triangolo” con Maraschi. Nel girone d’andata aveva invece deciso la gara di Firenze in rimonta con un colpo di testa, che non era proprio la sua specialità.

Mancano 5 sole giornate alla fine del Campionato ed in Piazza della Signoria si comincia a sentire odore di Scudetto, anche se il successivo pari interno a reti bianche contro il Torino permette al Milan (vincitore per 1-0 sulla Roma nell’anticipo del sabato in vista della semifinale di Coppa …) di portarsi ad una sola lunghezza di distanza, così che è quanto mai necessario mantenere i nervi saldi …

E, in un Torneo in cui sono le difese a farla da padrone, sono stavolta i granata a dare una mano ai viola grazie ad un rigore di Cereser che piega il Milan, così da far apprezzare lo 0-0 di De Sisti & Co. a Palermo, pur se, nell’alternanza al secondo posto, tocca ora al Cagliari tornare ad un punto (39 a 38) di distanza, quando mancano solo 270’ al termine del Torneo.

Con il calendario a proporre alla Fiorentina due gare interne sulla carta agevoli contro le pericolanti Pisa e Varese – inframezzate però dall’ostica trasferta di Torino contro i bianconeri – il “sogno Scudetto” cullato da un’intera città inizia a materializzarsi con il successo per 3-1 sul Pisa nel “Derby dell’Arno”. Franco Rizzo apre le marcature con un gran tiro che si insacca all’incrocio dei pali. Poi doppietta di Maraschi.

Ma è la sconfitta del Cagliari a Napoli che fa esplodere lo stadio mentre il Milan, portatosi al secondo posto in virtù del comodo 2-0 sul Varese, “abdica” al titolo tricolore non andando oltre lo 0-0 nell’anticipo al sabato della penultima giornata contro il Napoli, in vista della semifinale di ritorno a Manchester di Coppa dei Campioni …

Ricapitoliamo, dunque, la Fiorentina è in testa a due giornate dal termine con 41 punti ed una lunghezza di vantaggio sul Milan (che però ha già giocato) e tre sul Cagliari, ragion per cui, in caso di vittoria a Torino sulla Juventus sarebbe già Scudetto matematico, senza dover attendere l’esito della gara contro il Varese all’ultimo turno … Già vincere il titolo nel Capoluogo toscano non è cosa abituale, riuscirvi poi sul campo della “rivale storica” vorrebbe celebrare a futura memoria la data dell’11 maggio 1969, allorché il “miracolo” si compie con una gara d’attesa nella prima frazione di gioco per poi colpire ad inizio ripresa con Chiarugi e mettere il sigillo definitivo con Maraschi a 20’ dal termine. E’ l’apoteosi. 

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LE POLEMICHE A BOLOGNA, CATANZARO, GENOA  E… GIGI MARULLA

Lasciata Firenze, nel 1970 Rizzo passa al Bologna, piazza ambiziosa ma difficile. Due stagioni non molto brillanti e un addio che scatena molte polemiche. La Gazzetta dello Sport titola a caratteri cubitali una sua intervista: “Ora potrò vendicarmi”. Rizzo avrebbe detto che la società aveva fatto male ad acquistare Bob Vieri (il papà di Christian) al suo posto. Franco nega sdegnosamente la circostanza ma affermò con altrettanta convinzione che il Bologna aveva bisogno di un’altra punta e non di un centrocampista: “Savoldi era sempre solo là davanti…”.

E decide di andarsene a Catanzaro, accettando l’offerta del presidente Ceravolo, che nel frattempo aveva conquistato la prima storica promozione in Serie A ma era retrocesso subito in B. Neanche questa scelta però si rivela azzeccata perché in quel Catanzaro ci sono troppe “primedonne” e pochi calciatori che si sacrificano. Rizzo dà tutto quello che ha, segna anche tantissimi gol ma serviranno a malapena per salvare la baracca.

Franco saluta e decide di chiudere la carriera a Genova, dove invece riesce a vivere una inaspettata “seconda giovinezza” grazie a una clamorosa promozione in Serie A nel 1976 (insieme al Catanzaro, che nel frattempo aveva ringiovanito i ranghi) facendo da chioccia a giocatori che sarebbero diventati grandi Campioni come Bruno Conti e Roberto Pruzzo e ad altri due campionati importanti tra la massima serie e quella cadetta.

A Genova Rizzo ha lasciato un segno importante e forse non è stato un caso che la sua prima “scoperta” da direttore sportivo del Cosenza ovvero Gigi Marulla quando è finalmente “esploso”, al terzo anno in rossoblù, ma quando Rizzo ormai se n’era andato, è diventato calciatore “vero” proprio con la maglia del Grifone. Un segno del destino che rende omaggio a due grandi Campioni con Cosenza nel cuore.