Calabria 2020/21, il seguito di “Mammasantissima” e la coda di paglia di Irto e “compagni”

Nicola Irto

Gli impresentabili non erano tutti nelle liste del centrodestra alle Regionali del 2020 e del 2021. Certo, c’è una differenza numerica notevole ma non mancano nel centrosinistra le figure tutt’altro che limpide. E oggi siamo qui a scrivere del primatista delle preferenze ovvero il piddino Nicola Irto, che ha sfondato il tetto dei 10.000 voti e adesso si appresta a diventare segretario regionale del Pd quasi come se questa carica fosse in grado di garantirgli “impunità” giudiziaria. E qualcuno dovrebbe iniziare a capire perché, visto che se n’era parlato abbondantemente anche per le Regionali del 2014. Qualche mese fa ci auguravamo vivamente che a NESSUNO venisse in mente di proporre questo soggetto, ribadiamo IMPRESENTABILE, alle prossime Regionali, né come candidato presidente (‘nzamaddio!) né tantomeno come consigliere (unziammai!). Ma se finalmente la parte marcia del Pd, quella intrallazzata con i poteri forti, aveva alzato bandiera bianca sulla candidatura a presidente non ha certo rinunciato ai suoi voti di ambiente mettendolo in lista. Sono mesi ormai che stiamo dicendo a tutta la Calabria chi è don Nicola Irto e questo deve aver “convinto” tutti a metterlo a capo del Pd magari come parafulmine per i boss veri e propri, ché lui – Irto – al massimo può essere considerato uno scagnozzo. 

Ricapitolando: dopo la mannaia delle inchieste del grande Cafiero De Raho, che hanno sputtanato le “imprese” dei vari Paolo Romeo, Peppe Scopelliti, Totò Caridi e Alberto Sarra con relativi annessi e connessi, i successori dell’attuale procuratore nazionale antimafia hanno continuato alla grande, “ingabbiando” anche Sandro Nicolò e Sebi Romeo, rispettivamente (ancora) in galera e “liberato” da poco dai domiciliari. Ma non è certo finita qui, soprattutto per quanto riguarda il centrosinistra, che – non dimentichiamolo mai – è la forza politica che la ‘ndrangheta indica come trionfatrice (per come infatti puntualmente accadde) delle Regionali del 2014, quelle che incoronarono il peggiore di tutti, Palla Palla, al secolo Mario Oliverio. 

Ormai da mesi si dice che Nicola Irto (ultimo “vergognoso” presidente del Consiglio regionale del centrosinistra, una specie di Tallini dell’altro polo, che si è ricandidato nel 2020 ed è stato anche rieletto, risultando il più votato in assoluto con 12.500 voti con piena conferma a ottobre 2021 dopo la morte della Santelli oltre quota 10.000), Nino De Gaetano (ex assessore della prima Giunta Palla Palla, cacciato in malo modo ma sempre dietro le quinte quando si tratta di dividere… bottini), Sebi Romeo e Domenico Battaglia detto Mimmetto (altro piddino di lungo corso e anche lui ricandidato come Irto, trombato e sistemato in giunta a Reggio) sarebbero stati iscritti nel registro degli indagati, dalla procura della Repubblica di Reggio Calabria, per voto di scambio e concorso esterno in associazione a delinquere di stampo mafioso.

La notizia giungeva da ambienti forensi e non è stata ancora definitivamente confermata ma prende sempre più consistenza, specie se questi soggetti o qualche loro tirapiedi dovessero essere candidati alle prossime elezioni.
I fatti riguardano le elezioni regionali del novembre 2014.

I clan De Stefano, Tegano e Condello ma anche il clan Libri, come ormai tutti sappiamo, avrebbero diviso i loro voti essenzialmente su Sebi Romeo e Nicola Irto, con le intermediazioni di De Gaetano, che assicurava (come è poi avvenuto) sul suo ingresso nella prima, tragicomica Giunta Palla Palla, quella dalla quale poi sia lui che quel fessacchiotto di Carletto Guccione sarebbero stati cacciati a calci nel sedere per essere stati beccati con le mani nella marmellata per l’inchiesta Rimborsopoli.

La ‘ndrangheta, certa della vittoria di Oliverio, avrebbe riversato dunque i suoi voti sui due elementi del Partito Democratico. Non serve neanche essere profeti o scienziati per capirlo. Perché se nel 2010 i mafiosi avevano scelto Scopelliti, va da se che quattro anni dopo avrebbero dovuto scegliere un nuovo “cavallo”, pardon ronzino… 
Le indagini, che durano ormai da anni, infatti, coinvolgono anche Paolo Romeo e Alberto Sarra, con quest’ultimo che sta collaborando con gli inquirenti ormai da tempo, complice una brutta malattia che lo sta mettendo a dura prova.

Ora, a noi non interessa in questa sede l’eventuale emissione di provvedimenti cautelari ma, a prescindere da questo aspetto, il coinvolgimento dell’ex presidente del Consiglio regionale, oggi semplice consigliere ma anche segretario regionale del Pd (Nicola Irto) e dell’ex capogruppo del Pd (Sebi Romeo) è realmente sotto gli occhi di tutti ed è grande quanto una casa…
Il Pd nazionale, se non fosse stato in tutt’altre faccende affaccendato, avrebbe dovuto staccare la spina molto tempo prima all’indecoroso spettacolo della Regione a guida Palla Palla ma bisogna onestamente sottolineare che comunque da anni un po’ tutti, a partire proprio da Zingaretti, hanno apertamente scaricato Palla Palla. Ma quei furbacchioni di Irto e Battaglia ancora vanno cercando poltrone e soldini. E con il primo che si prende addirittura il lusso di risultare il più votato in assoluto. Persino più dei campioni di preferenze del centrodestra. 

L’operazione della quale parliamo sarebbe il naturale seguito di “Mammasantissima”, l’inchiesta che ha portato all’arresto di Paolo Romeo, Antonio Caridi e Alberto Sarra. Ma dal centrodestra prima o poi si passerà certamente al centrosinistra. Nicola Irto e “compagni” se ne facciano una ragione, altro che combattere la mafia… Se siete lì dove vi trovate è solo perché vi ci hanno messo i mafiosi, altro che storie!