Why Not. Dalla loggia P2 alla loggia P3: il ruolo dell’inafferabile Luigi Bisignani e dei suoi potentissimi “fratelli”

Negli atti di «Why Not», i cui faldoni sono stati oggetto di varie peripezie, prima sequestrati dalla procura di Salerno e in seguito risequestrati dalla procura di Catanzaro, si ipotizza ci siano le prove della riorganizzazione di unanuova loggia P2” partendo proprio dalle logge calabresi.

De Magistris, nel dicembre 2007, dichiarò alla Procura di Salerno che “… le indagini Why Not stavano ricostruendo l’influenza di poteri occulti (…) in meccanismi vitali delle istituzioni repubblicane: in particolare stavo ricostruendo i contatti intrattenuti da Giancarlo Elia Valori, Luigi Bisignani, Franco Bonferroni e ancora altri, e la loro influenza sul mondo bancario ed economico finanziario. Giancarlo Elia Valori pareva risultare ai vertici attuali della “massoneria contemporanea” e Valori s’è occupato spesso di lavori pubblici…”.

Nell’inchiesta Why Not compaiono i nomi di politici, consulenti che operano ad alti livelli nelle istituzioni, finanzieri, un generale della Guardia di Finanza, magistrati, affaristi e alcuni uomini appartenenti ai servizi segreti, tutti massoni. I reati ipotizzati erano di associazione a delinquere, truffa aggravata ai danni della Ue e violazione della legge sulle società segrete.

Il destino di questa inchiesta è stato identico a quella iniziata dal procuratore Cordova all’inizio degli anni Novanta. Cos’è cambiato da Cordova a De Magistris? Semplicemente che molti dipendenti pubblici tra il 2001 e il 2007, con il sostegno di politici, affaristi e ‘ndranghetisti amici, hanno fatto carriera e il loro potere è aumentato.

Politica, affari e massoneria, dunque, ieri come oggi.

Non c’è da stupirsi se sono gli stessi membri delle logge calabresi appartenenti alla Gran Loggia Regolare d’Italia che affermano che spesse volte all’interno di alcune logge si sono manifestati comportamenti che non si è esitato definire illegali o illegittimi.

E’ il presidente della commissione parlamentare antimafia nella XV legislatura, Francesco Forgione, che parlando di ‘ndrangheta ebbe a dire: “La sua forza sta nell’alto livello di infiltrazione nella politica e nella presenza di un potere occulto come la massoneria che in Calabria ha una pervasività che non esiste in nessuna altra parte di Italia”.

Altro personaggio di rilievo emerso nel procedimento Why Not e nell’inchiesta salernitana, dunque, è Luigi Bisignani.

Il Corriere della Sera scrisse di lui il 15 giugno del 2011, durante il quarto governo Berlusconi, che era uno degli uomini più potenti d’Italia e Luigi De Magistris, riferendosi all’inchiesta sulla P3 che stava conducendo come magistrato, confidò a un  quotidiano: “Perquisii Bisignani e fui subito trasferito”. E l’interessato smentiva ancora una volta i suoi critici: dicendo che “non aveva mai messo piede in una loggia”.

Ma la sua biografia, visibile su tutti i siti a cominciare da quello del suo editore, ricorda  il suo curriculum che è molto eloquente:”Luigi Bisignani, figlio di Renato, manager della Pirelli e di Vincenzina Carpano, si laurea a Milano in Economia e si trasferisce a Roma dove, giovanissimo, inizia a lavorare all’ANSA e come capo dell’Ufficio Stampa del Ministro del Tesoro e poi del Ministro dei Lavori Pubblici Gaetano Stammati nei governi presieduti da Giulio Andreotti tra il 1976 e il 1979 (gli anni dell’Unità Nazionale o, come anche si disse, del “compromesso storico”). Nel 1981 il suo nome compare negli elenchi della loggia massonica P2 guidata da Licio Gelli. Le cronache raccontano che fu lui stesso a dare la notizia all’ANSA di cui era redattore e dove, manco a dirlo, si occupava proprio di massoneria…

Nel 1989, una decina di anni dopo, quando era divenuto caporedattore dell’Ansa, viene distaccato al Comitato organizzatore dei Campionati mondiali di calcio Italia ’90, il cui direttore generale era Luca Cordero di Montezemolo. Due anni dopo entra nel gruppo industriale Ferruzzi (azionista di maggioranza della Montedison) per occuparsi di cultura e di comunicazione e Il Sole24 ore gli dedica un ritratto di Guido De Franceschi: Il Ken Follett nostrano? Io ho letto le due spy story scritte da Luigi Bisignani e ve le racconto…”. Un trionfo! E, qualche tempo dopo, il figlio viene nominato- come per caso- capo ufficio stampa della casa automobilistica Ferrari).

Il 20 gennaio 2000 viene radiato dall’Ordine dei giornalisti con provvedimento  adottato dal Consiglio Regionale del Lazio e confermato dal Consiglio Nazionale dell’Ordine nel 2002. E’ stato anche vicepresidente del gruppo editoriale ILTE e poi di una società di consulenza, la Four Consulting.

Nell’ottobre 2015, è ospite del programma Rai “Virus” per parlare dei presidenti del Consiglio e della Repubblica, del bene e del male contenuto nella legge di stabilità, e ne diventa ospite fisso da dicembre 2015 fino alla chiusura della trasmissione.

Nel dicembre 2015, il suo nome è stato fatto da monsignor Balda, imputato nel processo Vatileaks I, come consigliere dell’altra presunta gola profonda, Immacolata Chaoqui, ma gli inquirenti vaticani hanno ritenuto infondate le dichiarazioni di Monsignor Balda e Bisignani non è stato coinvolto nell’inchiesta.

E appena una settimana fa, si è chiusa un’altra vicenda delicata nella quale era stato coinvolto Bisignani, ovvero il processo Eni-Nigeria, dalla quale sono stati assolti dal Tribunale di Milano 15 imputati accusati di corruzione internazionale relativamente ai diritti di esplorazione del giacimento Opl245. Tra gli assoltil’attuale a.d. di Eni, Claudio Descalzi, e l’ex numero 1, Paolo Scaroni. L’indagine condotta dalla Procura di Milano (dall’Aggiunto Fabio De Pasquale e dal pm Sergio Spadaro) puntava a dimostrare il pagamento di una maxi-tangente da 1 miliardo e 92 milioni di dollari ai politici per l’ottenimento del blocco petrolifero.

“C’è un giudice a Berlino”. Così Luigi Bisignani ha commentato all’Adnkronos l’assoluzione di tutti gli imputati nel processo sulla presunta tangente. Per Bisignani, accusato di aver fatto da intermediario nell’affare, la procura aveva chiesto una condanna a 6 anni e 8 mesi.

Luigi Bisignani

Ma sono innumerevoli le inchieste che lo hanno lambito senza mai però averlo affossato. Cambiano governi e direzioni di imprese e di giornali ma nessuno sembra in grado di mettere in crisi l’ineffabile Luigi Bisignani e i suoi affari.

E allora torniamo a Why Not, un’altra delle inchieste che ha cercato di far luce sugli affari di questo faccendiere potentissimo e dalle coperture insuperabili. Il 2 luglio 2007 De Magistris emetteva decreto di perquisizione nell’ambito dell’indagine Why Not nei confronti del Bisignani. Le utenze in uso al Bisignani (e in particolare quella della società IL.TE. INDUSTRIA LIBRARIA TIPOGRAFICA EDITRICE SpA) risultavano in contatto, tra le altre, con quelle degli indagati Franco BONFERRONI (componente del CdA della Finmeccanica, indagato anche nel procedimento Poseidone), del generale della Guardia di Finanza Walter Lombardo CRETELLA (indagato anche lui nel procedimento Poseidone), con la GLOBAL MEDIA del segretario dell’Udc LORENZO CESA (indagato anche nel procedimento Poseidone), con il Ministro della Giustizia CLEMENTE MASTELLA, con SALVATORE CIRAFICI, direttore Corporate Governance Wind SpA e responsabile della gestione delle richieste di intercettazioni, accertamenti e tabulati inviate alla Wind da tutte le Autorità Giudiziarie italiane.

Il Cirafici era stato tratto in arresto nell’ambito del procedimento penale della Procura della Repubblica di Crotone, pm Pierpaolo Bruni, riguardante l’insediamento di una centrale termoelettrica a Scandale. Nell’inchiesta risultava indagato anche il maggiore ENRICO MARIA GRAZIOLI, comandante del R.O.N.O dei carabinieri di Catanzaro e responsabile delle attività di polizia giudiziaria nelle inchieste di Poseidone e Why Not.

Particolarmente rilevanti le condotte e i rapporti dell’ufficiale, interessato ad entrare nei Servizi segreti civili, con il Cirafici (all’epoca procuratore della Wind Telecomunicazioni SpA e direttore della Asset Corporate Governance) e Giancarlo Pittelli nonché tra questi ultimi e il generale della Guardia di Finanza, vice direttore dell’AISI PAOLO POLETTI, coinvolto nelle inchieste di De Magistris. Ma di lui (e di altri) ci occuperemo presto.