Cassano, la lunga storia del Sybaris Hotel e la battaglia legale vinta contro la Dda

Il Sybaris Hotel di Cassano Jonio ha una lunga e complicata storia alle spalle, che nel corso della notte si è arricchita di un nuovo capitolo ovvero l’incendio doloso che qualcuno ha appiccato alla struttura. E ci sono ben pochi dubbi sul fatto che dietro questa vicenda ci sia la ‘ndrangheta.

Il Sybaris Hotel, di proprietà della famiglia Costa (in particolare, in principio di Francesco e Vincenzo Costa ma successivamente del figlio Augusto), è rimasto chiuso per anni – dai tempi dell’operazione Omnia del 2007 – perché Francesco Costa era stato ritenuto riconducibile al clan Forastefano e anche condannato – ed è stato persino al centro di una lunga querelle giudiziaria tra Pino Gentile e Mario Oliverio per i finanziamenti che erano stati assicurati alla famiglia Costa, storica proprietaria del’albergo.

Anche negli anni in cui è stato chiuso, ogni tanto il Sybaris ritornava alla ribalta. E così nel mese di aprile del 2017 l’albergo di Cassano era tornato al centro delle cronache perché si diceva che qualcuno avrebbe voluto trasformarlo in un Centro di accoglienza per migranti ma il consiglio comunale di Cassano aveva votato no all’unanimità e non se ne era fatto niente. Qualcuno dice che quel voto era stato funzionale ai desiderata della famiglia Costa, che stava combattendo la sua battaglia legale per rientrare nella disponibilità dell’albergo. Anzi, di più: qualche testata giornalistica compiacente aveva diffuso la notizia che il Sybaris non fosse più sequestrato e confiscato. 

E così, appena qualche giorno dopo, sempre ad aprile 2017, era arrivato un comunicato diffuso nientepopodimenoche dalla DDA di Catanzaro (c’era già Gratteri alla guida della Distrettuale), che replicava a quelle voci in libertà di cui sopra che davano per imminente la restituzione all’uso della struttura.

«In relazione alle notizie diffuse dalla stampa e relative alla restituzione della struttura alberghiera Hotel Sybaris a seguito di pronuncia della Corte di Appello-Sezione Misure di Prevenzione di Catanzaro che ha annullato, peraltro con provvedimento non definitivo, la confisca già a suo tempo disposta dal Tribunale – sezione misure di prevenzione di Cosenza, si precisa che la struttura rimane nella disponibilità dell’Agenzia dei beni confiscati in quanto già acquisita al patrimonio dello Stato, anche sulla scorta di una Sentenza del Tribunale di Castrovillari, divenuta definitiva in data 24 giugno 2013, che, affermando la responsabilità penale per più delitti di usura aggravati dalla mafiosità di Francesco e Vincenzo Costa, disponeva la confisca, a fini penali, della struttura Hotel Sybaris». 

Una ricostruzione alla quale ribatteva, in maniera anche piccata, una lettera dell’avvocato Vincenzo Belvedere, che tutelava e per quanto ne sappiamo tutela ancora gli interessi della famiglia Costa. 

Illustre Direttore, sul comunicato della DDA in relazione al Sybaris Hotel, mi piacerebbe inserisse questa mia considerazione: “Devo ribadire che mi sembra strano ci si soffermi, da parte della DDA, su una sentenza che finalmente dà ragione al legittimo proprietario rispetto al sequestro di un bene operato a terze persone! Presto lo stesso legittimo proprietario, con incidente di esecuzione, farà valere le medesime ragioni, finalmente riconosciute in sede di misure di prevenzione ed avrà modo di riottenere ciò che era suo ed è stato tolto ad altri! Nessuno deve rimanerci male quando la giustizia ripara ad i suoi errori!”.
Vincenzo Belvedere

E le ragioni della famiglia Costa, perorate dall’avvocato Belvedere, trovavano alla fine accoglimento a marzo del 2018. L’avvocato Belvedere era riuscito a far passare la linea secondo la quale la struttura era stata costruita con gli sforzi economici fatti dall’imprenditore Augusto Costa, senza alcuna intromissione economica di entrate illecite generate dalle attività delittuose del padre. Era passato ancora qualche tempo per sistemare qualche pastoia burocratica e il Sybaris qualche anno fa aveva riaperto i battenti. Ma evidentemente deve essere entrato in rotta di collisione con qualche potere forte. Le indagini proveranno a capire cosa c’è dietro questa intimidazione.