di Rocco Tripodi
La SOLIDARIETÀ è una merce tutt’altro che rara. Non solo se ne eccede per uso personale, ma se ne fa spaccio in dosi massicce, essendoci grande tolleranza e alcun controllo. È un articolo che trovi in saldo in tutte le stagioni e se ne fa scorta per poterla partecipare nell’immediatezza della notizia crimini. Una pratica etico-sociale, un supporto concreto una manifestazione di vicinanza nei confronti di chi subisce un torto, una prepotenza, una privazione, un lutto.
E poi senza scomodare la più raffinata letteratura giallista, ma attingendo nelle tragedie della nostra martoriata Repubblica, come non ricordare le tante manifestazioni di SOLIDARIETÀ da parte di FASCISTI di ogni banda e generazione nei confronti della famiglia di PAOLO BORSELLINO, dopo la sua condanna a morte. Per poi scoprire, come si è sempre denunciato, che quella morte fu sentenziata dalla Politica ed eseguita come recentemente confermato da testimoni, da un gruppo, appunto, di FASCISTI, fiancheggiati da mafiosi e Servizi segreti. Una generosa ospitata di questa pratica è starà riservata da tutti i notiziari locali a seguito di una schifosa violenza gratuita e mafiosa, per metodo e circostanze, subita dal Presidente del Consiglio Comunale di Vibo Valentia, ANTONIO IANNELLO.
Non sarò io, beninteso, il solo ad astenersi dal testimoniargli la mia più sincera vicinanza. Ciò premesso, occorre che il tutto (come ormai avviene dalla Garbatella di Roma, al mercato Ballaro’ di Palermo, passando per il quartiere Quartoggiaro di Milano) non si riduca a “teatrino di marionette”. Cioè accettare che la SOLIDARIETÀ, lì dove si presenti unanimemente espressa, finisca con l’assumere, rispetto alla portata criminale del fatto, la funzione di TAPPO di un vaso di Pandora all’interno del quale, io sono convinto, si sono accumulati, mali, ingiustizie, reticenze, connivenze, comportamenti mafiomassonici che si pensava (o si voleva far pensare) superati con le ultime inchieste della DDA di Catanzaro.
SIA BENINTESO: L’EPISODIO “IANNELLO” NON MI DA’ ALCUN ELEMENTO PER RICONDURLO A QUESTO CONTESTO AMBIENTALE CRIMINALE, MA MI SERVE SOLO COME PRETESTO PER UN RACCONTO PIÙ GENERALE. Un racconto che chiama in causa l’intera classe politica locale, regionale e nazionale, che dopo la clamorosa inchiesta Rinascita Scott”, iniziata nel 2016 e conclusasi con 479 indagati nel 2020, si è GIUGGIOLONAMENTE SCROLLATA DI DOSSO ogni forma di coinvolgimento, di vigilanza, di allarme, di prevenzione, per ribadire che l’operato della magistratura non può e non deve bastare per estirpare mafia, malaffare, violenza, infiltrazioni, pressioni, fiancheggiamenti e DIPENDENZE, che sappiamo si riaffacciano, dopo cauta e paziente attesa, senza clamore per recuperare spazi e presenze a cui non intendono certo rinunciare. Certo è che da quella data in poi si è smesso di parlare, fuori dai tribunali, di MAFIA e di MASSONERIA…
Quale delle due sia subalterna all’altra, non è dato sapere. Un argomento, questo, mai inserito in un ordine del giorno, di un dibattito, di un programma che non fosse una sbrigativa propagandistica parola d’ordine in campagna elettorale: “Noi non vogliamo i voti dei mafiosi”, che ha accomunato tutti gli schieramenti che ci rappresentano…Come se fosse possibile, una volta ricevuti i voti, identificarli e restituirli al mittente. Dico che di mafia occorre parlare, e con metodi e programmi coordinati, con periodicità fissa, con magistrati, prefetti e forze dell’ordine, coinvolgendo , tampinandoli, associazioni (preventivamente disinfestate) e cittadini, perché la lotta alla mafia rimanga l’obiettivo primario di una classe politica che vuole sensibilizzare e rendere PARTECIPATIVA quella parte dei cittadini che ostinatamente crede ancora in una società onestamente democratica di cui FIDARSI.
La notte di Capodanno ho registrato un episodio, a mio modo di vedere, allarmante e fortemente esplicativo di quanto vado dicendo, anche se, avendolo già raccontato, la lettura che io ne faccio, non ha registrato grande condivisione:
Dopo la Mezzanotte, superati i primi 20 minuti di chiassosi fuochi d’artificio dei canonici e primordiali festeggiamenti popolari, sono iniziati consecutivamente per più di mezz’ora, provenienti dalle diverse zone della città, con un susseguirsi ordinato e con alternanza dei tempi ritmica, un’ interminabile serie di colpi di armi da fuoco, che per regolarità sembravano privi di spontanea casualità, anzi con tempi e dislocazioni cercati e pianificati. ALLUCINAZIONI? FANTASMAGORIA VISIONARIA? Fate voi. Io invece ci ho letto un messaggio: “STATE IN CAMPANA…CI SIAMO ANCORA!”.
Ripeto, tutto questo nulla ha a che fare con l’episodio che ha coinvolto il presidente IANNELLO. Il mio vuole essere un invito a verificare di tanto in tanto, e vale per tutti non solo i politici, se non si stia, col temo, troppo ottimisticamente abbassando la guardia.
C’è anche da dire che certi comportamenti ignobili o meglio disonorevoli da parte di certa politica (tanto che ormai purtroppo molti elettori hanno passivamente metabolizzato) non aiutano ad affrontare con il dovuto ottimismo un processo di coesione tra politica e cittadini, che faciliti un principio di immunizzazione da contagio col malaffare e di mortificazione della Cosa pubblica.
È di questi giorni la notizia di come i nostri consiglieri regionali uscenti abbiano saputo festeggiare il nuovo anno senza clamore, anzi in sordina, per non disturbare il nostro giusto sonno. E invece no. SAREBBE ORA CHE TUTTI NOI CI SVEGLIASSIMO.
Costoro, per recuperare, dopo la sconfitta elettorale, il loro abituale buonumore, hanno giusto pensato di premiarsi integrando la loro buonuscita, regalandosi un trattamento extra di fine mandato così studiato (e poi dicono che sono degli idioti): Hanno versato ogni mese 150€ per 4 anni. Alla fine, a fronte di 7200€ trattenuti, gli ABBIAMO restituito 20.000€. Sì, sono numeri da STROZZINI ALL’INCONTRARIO. Sono gli stessi che dopo un solo mandato hanno diritto ad una pensione di 980€, che milioni di anziani che hanno lavorato una vita e non 5 anni, se li sognano. I consiglieri della nostra città che, mischinelli, lasciano la Regione sono MAMMOLITI, COMITO e LOSCHIAVO; se, come me, vi sentite in colpa, ogni qualvolta vi tocca sversare gli avanzi dei dopo pasto, allora considerate la possibilità di fare una buona azione: AIUTATELI, e portateglieli a casa loro, ma nascondete eventuali lacrimucce perché “diventan tristi se noi piangiam”.









