DALLA PAGINA FB DI LORENZO TOSA, GIORNALISTA E SCRITTORE
Marco Galluzzo è un ottimo cronista del “Corriere della Sera” ed è anche uno dei pochissimi giornalisti che oggi ha incalzato (davvero) Giorgia Meloni durante la conferenza stampa.
Lo ha fatto snocciolando dati, cifre, fonti, i numeri da flop del Paese reale, lontanissimo dal paese dei balocchi raccontato dalla Presidente Meloni.
“Il Paese continua a non crescere in modo adeguato (si veda la produzione industriale) o a farlo in modo molto lento.
Uno studio recente della Banca d’Italia sui salari reali italiani fotografa l’Italia come fanalino di coda nell’Unione Europea, con un gap che arriva ad essere di 6-7mila euro inferiore alla media dell’Unione (dati Eurostat).
Nel 2023 e nel 2024 la produttività del lavoro in Italia è addirittura decresciuta, del 2,3% e dell’1,9% (Sono dati Istat).
Mentre negli ultimi 20 anni la crescita media annua in Italia della produttività è stata più o meno dello 0,2-0,3%, quella europea è stata superiore, in media, all’1%.
Ora, è significativo il fatto che ai risultati positivi che lei giustamente rivendica in termini di occupati non corrisponde un aumento del PIL o un aumento proporzionale, che resta ancorato al tradizionale 0 virgola,
La Spagna, per citare un esempio, in termini di produttività negli ultimi anni ha superato la Germania e cresce più o meno 3 o 4 volte quanto cresca l’Italia in questi anni.
Come mai uno dei deficit strutturali del nostro Paese non è in cima alla vostra agenda e non si riflette in un progetto di politica industriale che sia in grado di costruire un circolo virtuoso fra stipendi più alti, da una parte, e aziende che siano in grado di essere più produttive e di pagare meglio i propri dipendenti?”
E, mentre parlava, è stato interrotto dal Presidente dell’Ordine dei giornalisti perché la domanda, a suo dire, “era troppo lunga”.
La replica di Galluzzo a quel punto è stata memorabile:
“Mi scuso se ho citato dei dati, ma a volte bisogna essere accurati. Cosa che magari non è consuetudine di tutti i colleghi”.
Ogni tanto scalda e rincuora assistere a un cronista che fa qualcosa a cui né Meloni né alcun membro del governo evidentemente è ormai più abituato:
Delle domande.
Complesse, scomode, argomentate. In una parola: VERE.
Una grande lezione di giornalismo.









