Cetraro. L’arresto di Giuseppe Scornaienchi: smettiamo di attribuire tutto a Muto

di Saverio Di Giorno

Giuseppe Scornaienchi è stato arrestato ieri, 9 gennaio, dopo una breve latitanza. Negli scorsi mesi Cetraro era ripiombata in una spirale di violenza e silenzio. Anzi di giustificazione: sui social si leggono commenti di solidarietà sotto le immagini degli arresti. Gli eventi si sommano e nessuno li legge. Cetraro si rigira e si agita in corsi e ricorsi storici, ma per tutti è la solita Cetraro. Niente di più sbagliato. Bisogna smettere di attribuire tutto quello che accade a Cetraro a Muto”, Ennio Stamile storico osservatore ed ex parroco del territorio cetrarese è categorico: “È ormai così da diverso tempo e chiaro a tutti sul territorio, anche perché Muto non farebbe azioni platealmente violente che attirano le attenzioni delle forze dell’ordine”.

Lo storico boss cetrarese conserva i ricordi e dei domiciliari dubbi. E l’impunità. Questa impunità però ha un costo. Un patto si direbbe quasi: non si deve avere parte attiva nel controllo del territorio diviso tra varie realtà. Tre almeno. Che si contendono il territorio, e cercano di mostrarsi per acquisire rilevanza.

Il territorio e il controllo militare conteso tra almeno tre bande

L’arresto di Giuseppe Scornaienchi avvenuto a Cetraro il 9 gennaio porta a termine un ciclo di indagini aperte nel 2022. Il 25 settembre scorso era stata emessa una misura restrittiva nei confronti anche di altri indagati, ma non era stata possibile nei confronti di Scornaienchi, che da quel momento è divenuto latitante. Questo arresto arriva dopo quello di Alessio Ricco, cognato di Scornaienchi, lo scorso 26 ottobre. Un gruppo di fuoco che – secondo gli investigatori – negli ultimi mesi aveva puntato il settore sanità e trasporti con estorsioni avvenute la scorsa estate e l’intimidazione alla discoteca di Sangineto. Tentativi appunto di prendersi un territorio che però viene conteso anche da altri attori quali ad esempio gli eredi di Muto.

Scornaienchi è stato trovato a Cetraro, dove ha passato la sua latitanza. Una regola tacita e non scritta. I mafiosi si nascondono sempre nei loro luoghi, di qualsiasi rango essi siano. È nei loro luoghi che trovano una rete di amicizie, relazioni che assicura protezione e sostegno di risorse. E anche di silenzio. Don Ennio aggiunge: “Non solo di silenzio, ma quasi di giustificazione, di negazione. Quello che si legge nei social a commento degli arresti è una serie di commenti che fanno tristezza”. Segno di una parte del tessuto sociale ancora omertoso e connivente. Ad ogni modo questi arresti permettono di prendere un po’ di respiro perché negli ultimi mesi piazze, luoghi pubblici e locali erano di fatti occupati dalla loro spacconaggine. Lo si percepisce dagli sguardi, dal modo di “atteggiarsi”. Questo forse metterà, almeno per un po’, una tregua.

L’eredità dell’esiliato Muto nel comparto economico e nelle istituzioni

Resta ovviamente un’amara riflessione. Mentre l’ala militare e il controllo del territorio è conteso tra bande di violenti, esiste – anzi rimane – tutto il comparto economico. Una classe imprenditoriale ormai autonoma ma che ha potuto prosperare in quel contesto e continua ad operare sul territorio addirittura nella costruzione della caserma (Qui chi lavora all’appalto sulla caserma: https://www.iacchite.blog/cetraro-dietro-lo-stallo-per-la-caserma-dei-carabinieri-ce-il-solito-clan-muto-nomi-cognomi-e-indizi/ )

Esiste ancora un giro di colletti bianchi, banchieri, avvocati, commercialisti spesso massoni (si pensi ai vari Caldiero, Iacovo eccetera). Esiste una classe di professionisti che hanno fatto carriera nelle istituzioni – anche nelle procure – che affondano le loro radici nei decenni passati. Esiste una classe politica che sul territorio è stata vicina alla sanità, interesse storico di Muto, nomi chiacchierati come Magorno, ma mai confermati da nessuno. Tutti loro c’erano quando era Muto a dover costruire il suo potere e faceva azioni violente, prestiti a procuratori e acquisiva prestanome. Questa classe dirigente “non poteva non sapere” per usare un’espressione comune alla giustizia italiana. Su quei silenzi, i non detti o le omissioni custodite tutt’ora, Muto ha costruito il suo potere e le sue assoluzioni. E ora il suo esilio dorato. Ma gli altri totalmente ormai autonomi di gestire il potere e le risorse hanno costruito il loro prestigio. E per quanto ormai in molti casi autonomi nel gestire il loro potere restano una classe di ricattabili. E Cetraro difficilmente potrà liberarsi da chi usa i ricatti per ripercorrere le stesse strade che il territorio ha già conosciuto.