Cosenza 2021/22. Franz non ha solo il grembiulino ma anche Sacco e… Frammartino

Franz Caruso alias l’incappucciato per poter presentare le sue tre liste è stato costretto a raschiare il fondo del barile. E dev’essere certamente per questo che, vistosi alle strette, così come il Pd, ha arruolato di tutto persino due dei peggiori residuati bellici della politica cosentina come Mimmo Frammartino e Roberto Sacco.

Ricostruire le loro acrobazie e i loro cambi di casacca non è stato facile ma speriamo di poter offrire ai lettori un quadro sufficientemente chiaro del loro trasformismo e della loro faccia di bronzo.

Frammartino, classe 1957, è sulla scena addirittura dal 1985, quando ancora giovanissimo si atteggiava a “giovane socialista” de noantri e strizzava l’occhio alla Cosenza antagonista conquistando non solo la poltrona di consigliere ma diventando addirittura assessore allo Sport nel 1987 nella “tragica” giunta capeggiata dal sindaco Franco Santo (un tripartito da brividi Dc-Psi-Pri), che nasceva contro il vecchio Giacomo Mancini e persino contro i fratelli Gentile mettendo insieme trasversalmente – modello Arlecchino – correnti di Dc e Psi con la stampella dei repubblicani… Frammartino era talmente furbo che alla vigilia della sfida tra Salernitana e Cosenza, decisiva per la storica terza promozione in Serie B dei Lupi, si prestò al disegno della corrottissima questura bruzia per non far partire gli ultrà alla volta del vecchio stadio Vestuti. Era ancora un giovanotto, molto affascinato dalle “divise” ma non certo quelle dei Lupi (la moglie di Frammartino per chi non lo sapesse è una poliziotta).

E ci sapeva fare così tanto che anche dopo la vittoria del figlio del vecchio Mancini, Pietro, nel 1990, fu confermato nel suo assessoraticchio, salvo poi alzare le mani quando i gentiliani staccarono la spina appena un anno dopo. Il vecchio Mancini se la legò al dito e non volle proprio sentire parlare di lui quando, qualche anno dopo, sbaragliò il campo dei partiti con due sole liste civiche. Per Frammartino furono anni difficili e ci volle il 1997 per ritrovarlo in Consiglio sotto le insegne della lista Dini-Rinnovamento italiano, dopo che Mancini lo aveva in qualche modo “riabilitato”.

Morto Mancini, Frammartino non venne incluso nel “progetto Catizone” e se ne andò a svernare per qualche anno alla Regione prima di tornare all’ovile “socialista” ed essere eletto nel 2006, con i Socialisti Liberali Radicali che avevano presentato la candidatura a sindaco (non vincente) del giovane Giacomo Mancini. Ma presto si stacca e trova rifugio in Italia dei Valori, dove “resisterà” fino alla successiva tornata del 2011 quando fa parte della “gioiosa macchina da guerra” di Paolini, che perderà le elezioni al ballottaggio con Occhiuto (vincente) appoggiato da Nicola Adamo e consorte tra primo e secondo turno grazie anche a qualche provvidenziale “valigetta”.

E qui Frammartino, con un ulteriore salto mortale carpiato con triplo avvitamento, si ritaglia uno spazio tutto suo – ovviamente scodinzolando dal cazzaro – nella surreale Commissione Cultura che elargisce (ancora oggi!) premi e riconoscimenti a cani, porci, nani e… ballerine. Un tormento che era andato avanti fino al 2016 quando poi il Nostro, che si era candidato in una delle liste a sostegno di Carlo Guccione, fu finalmente “trombato” con la miseria di 166 voti. Ma che è clamorosamente ripreso ed è tuttora in corso con l’elezione di Franz Caruso a sindaco, nonostante Frammartino si sia dimesso dal gruppo della lista che l’ha eletto per cercare di essere “preso” dentro… il Pd!!! Riepilogando; stiamo parlando di un politico che per circa 26 anni è stato consigliere comunale e che oggi è stato eletto sotto le insegne dell’incappucciato e vorrebbe continuare a fare “markette” con quelle del Pd… Il problema è che colui che dovrebbe traghettarlo si chiama… Mazzuca e diciamo che non è proprio il massimo della vita, per usare un eufemismo… 

Roberto Sacco, classe 1964, inizia a frequentare le segreterie politiche grazie al senatore democristiano Pasquale Perugini, che gli trova un posto alla ex Sip. Ma ben presto la dimensione democristiana si trasforma in ambizione sfrenata e così il Nostro approda nientepopodimenoche alla Banca di Credito Cooperativo (Bcc) di Cosenza gestione Caroselli alla fine degli anno Novanta. Un trampolino di lancio perfetto per il suo ingresso nella politica attiva con l’appendice di un licenziamento in tronco per “trastule” varie.

Il primo ad accoglierlo è Ennio Morrone il “mammasantissima” che nel 2006 lo arruola nell’Udeur per le elezioni che porteranno alla vittoria di Salvatore Perugini. Viene eletto consigliere comunale insieme a soggetti come Giancarlo Morrone (fratello medico di Ennio), Michelangelo Spataro e Pietro Filippo e va in scena una serie pressoché infinita di cambi di casacca e salti della quaglia. Già poco meno di un anno dopo la sua elezione, prova a buttarsi con la Federazione Socialista ma rientra quasi subito alla base di Morrone. Poi nel 2009 Sacco aderisce ad Autonomia e Diritti, la creatura politica di Agazio Loiero. Il 7.5.2010: si costituisce il gruppo FSB con i consiglieri Giacomo Fuoco e Pietro Belmonte. Ma si scioglie il 5.7.2010… Sacco è uno dei campioni assoluti del mitico Gruppo Misto, patria dei transfughi e dei riciclati.

Alle elezioni del 2011 passa con Enzo Paolini e nonostante la sconfitta entra ancora in Consiglio con la lista Uniti per Paolini con 301 voti, che gli valgono la carica di capogruppo ma non fermano le sue manovre pseudopolitiche, in questo caso per avvicinarsi ai potentati della sanità (gruppo iGreco e Ferdinando Aiello) e ad altri centri vitali di potere. Non è certo un oppositore strenuo di Occhiuto e galleggia senza infamia e senza lode mentre a memoria d’uomo nessuno ricorda più di 5 suoi interventi (in un improbabile italiano) in Consiglio. Nel frattempo, “raffina” i suoi rapporti con i magistrati corrotti del porto delle nebbie e si mette a sua disposizione per ogni necessità o missione da compiere per dare fastidio a chi disturba i “manovratori”. Siamo insomma in presenza del classico faccendiere, che nel 2016 conosce però la sua prima “trombatura” ancora nelle liste di Paolini. Sono anni difficilissimi per Sacco, che – licenziato dalla Bcc – deve trovare un riparo e viene clamorosamente “pilotato” in un concorso ad hoc all’Azienda Ospedaliera per centralinista: chi dice da Ferdinando Aiello, chi dice da Ennio Morrone, con il quale negli ultimi anni aveva ripreso i rapporti. Il concorso, nonostante lo sputtanamento e le interrogazioni parlamentari, non viene annullato e Sacco galleggia ancora. Nei giorni immediatamente precedenti alla presentazione delle liste, lo si dava quasi per certo nella lista della Lega ma alla fine neanche i seguaci del Cazzaro verde lo hanno imbarcato. Ma Franz l’incappucciato sì. Perché Caruso il “socialista” non ha solo il grembiulino ma anche Sacco e… Frammartino. E Sacco oggi è addirittura il vicepresidente del Consiglio, secondo per ignoranza e… analfabetismo soltanto all’indiscusso presidente delle “crape” ovvero Mazzuca, suo degno compare. Povera Cusenza nostra!