COSENZA – Mentre ci avviamo a rendere l’inevitabile tributo alla Brunori Sas a piazza dei Bruzi, un pensiero ci affolla la mente: ma cosa sarebbe successo se Dario e la sua band avessero cantato e suonato su questo palco lo scorso anno, esattamente 365 giorni fa? Beh, non c’è dubbio che tutti, ma proprio tutti, avrebbero messo nero su bianco che chi aveva pensato a Dario, in procinto di andare per la prima volta al Festival di Sanremo, sarebbe passato per “mago” o magari per qualcuno che appena appena capisce un poco (nemmeno tanto) di musica. Del resto, chi conosceva e conosce Dario non aveva dubbi che a Sanremo ci avrebbe “sbunnato”.
Epperò gli scienziati di Palazzo dei Bruzi gli avevano preferito… Achille Lauro: e vabbè, conoscendo gli “scienziati” ben gli sta. Ma il “pensiero stupendo”, per chiudere il cerchio, deve far finta che lo scorso anno Dario abbia cantato sul palco del Comune. Se fosse accaduto, Brunori al suo ritorno da Sanremo non sarebbe andato all’Unical ma inevitabilmente sarebbe tornato a Palazzo dei Bruzi e ad attenderlo – oltre ai fan – ci sarebbero stati stormi di politicanti famelici capeggiati dal sindaco, che ovviamente avrebbe cinguettato: “Noi lo sapevamo!”. Sì, ccuri cazzi… Ma sulla questione ci torneremo alla fine di questo percorso, non adesso. Abbiate pazienza.
Allontanato questo cattivo pensiero, quando la mezzanotte è passata da circa mezzora ci avviamo verso la piazza e scopriamo invece del palco, il “pacco” che gli organizzatori del concerto insieme alle solite forze dell’ordine hanno preparato a chi non ha santi, anzi… braccialetti in paradiso. Sì, braccialetti! Se vuoi entrare dalla parte di piazza Riforma e non ce l’hai (il braccialetto) non passi. E allora sei costretto a fare il giro e a tentare la sorte dall’angolo di via Piave dove hanno messo su una specie di “gabbia”. La gente che viene da fuori si chiede se hanno deciso che il concerto sia “a pagamento” ma in realtà anche qui vogliono “braccialetti”. Per fortuna abbiamo spalle e gomiti buoni e passiamo senza bracciale: poi vediamo le facce di “marmo” dei soliti dirigenti della digos e capiamo chi sta dietro a ‘sta gran coglionata ma stavolta gli è andata male: siamo passati senza chiedere permesso alla polizia: e vabbè, ogni tanto ci sta, anche perché, in ogni caso, documenti appresso non ne avevamo… e le aggressioni poliziesche a Capodanno non sono previste dal “protocollo”.
Per fortuna facciamo in tempo ad arrivare in zona palco per le 0,47 quando Dario, senza “presentazione” (e meno male ché ci mancava solo la donna di Atreju dopo le facce degli sbirri!) sale sul palco e intona: “Scende una pioggia leggera sui cassonetti di Tiburtina” ovvero le prime note de “Il morso di Tyson”, il pezzo che apre il primo concerto di Capodanno di un cosentino a Palazzo dei Bruzi. Fa un freddo boia e se noi che siamo ‘ngutti ‘ngutti nei pressi del mixer lato piazza Carratelli non lo sentiamo appieno causa la calca, pensiamo senza possibilità di sbagliarci che sul palco Dario – nonostante il cappottino nero d’ordinanza e le imbottiture interne invisibili tipo James Bond – la “cancarena” se la sta prendendo tutta. Forse sarà anche per questo che dopo aver arringato il popolo brunoriano e il popolo delle Calabrie, in scaletta, subito dopo, arriva “Canzone contro la paura”, che esorcizza la paura du friddu e fa entrare Dario in “clima concerto”.
C’è bisogno di ritmo e Brunori piazza un “Lamezia Milano” che scalda definitivamente la sua voce ma anche la piazza, che inizia a ballare e a dimenarsi su queste note e su quelle del brano successivo – “Più acqua che fuoco” tratto dal suo ultimo disco -, che in alcuni passaggi sembra riecheggiare Lindo Ferretti piuttosto che il “solito” De Gregori. E visto che ormai un po’ tutti si sono scaldati, l’immancabile “Capita così” riesce nell’impresa, a dire il vero non difficile, di far cantare tutta la piazza. Il dado è tratto. E così il Nostro si ritaglia il primo spazio personale e introspettivo con la delicata “Come stai” in ricordo del papà con annesso passaggio dedicato a “fine” e “inizio” come nella notte di passaggio dal vecchio al nuovo anno ovvero quando anche la morte può diventare rinascita.
Il primo quarto di concerto è andato, Dario si guarda intorno e il pensiero corre ai bambini presenti in piazza al seguito di “genitori sventurati” che non gli hanno risparmiato la nottata fredda. E per omaggiarli gli canta la fatidica “Il costume da torero” che in un concerto di Capodanno fa la sua “porca figura”, anche perché è uno dei brani preferiti dal popolo brunoriano per antonomasia, quello che lo segue da più di 10 anni e che alza la mano quando Dario chiede quanti sono i “brunoriani” di vecchia data. Ed è per loro che in scaletta arriva “Paolo”, un brano che risale al 2009 ed è un vero e proprio inno alla ricerca della felicità, con tanto di Padre Pio che non guasta mai. Sulla stessa scia ecco “La vita com’è”, pezzo portante della colonna sonora del film “Il più bel secolo della mia vita” di Alessandro Bardani con protagonisti Sergio Castellitto e Valerio Lundini. Anche qui si trattano temi esistenziali sull’accettazione di sé e del tempo (“Avere vent’anni o cento/Non cambia poi mica tanto/Se non riesci a vivere la vita com’è”). E anche questo brano non è troppo presente nelle scalette di Dario.
Ma la vera sorpresa della nottata p “Fuori dal mondo“, che Brunori ha individuato tra i brani del suo repertorio come la fatidica “canzone trenino” della notte da lanciare dal palco. La struttura portante, del resto, si presta al classico coro da stadio che diventa “tormentone” e piace moltissimo al popolo che la intona a tavoletta per almeno cinque minuti “costringendo” Dario a un “tackle scivolato” (ipse dixit) per andare avanti col concerto. E il “tackle” porta dritti dritti alla celeberrima “L’albero delle noci” che gli dà la possibilità di ricordare – come già altre volte – che a Sanremo quella vittoria insperata poteva arrivare davvero se avessero conteggiato correttamente i voti. Ma anche qui tra serio e faceto e senza prendersi troppo sul serio, come sempre. E sempre in perfetta sintonia con i maestri della band: da Simona Marrazzo a Dario Della Rossa, da Mirko Onofrio e Stefano Amato a Luigi Paese e Gianluca Bennardo per finire a Massimo Palermo e alla violinista Lucia Sagretti.
Siamo a metà del concerto e la gente si sta “scialando” come da previsioni della vigilia senza “musciaria” e – anzi – con decisi richiami a fare meno “zinfunia”: chi l’avrebbe mai detto? Eppure sta andando così e ancora devono arrivare le hit più famose. “Per due che come noi” non può mancare e questa volta c’è persino l’invito – a chi può permetterselo – di avanzare proposte di matrimonio. E quando tocca al momento atteso di “Pomeriggi catastrofici” ecco giungere il pensiero per Mammarella Sas (assente giustificata) e per quelle luci dei telefonini che magari non s’accendono proprio spontaneamente come piacerebbe a lei ma tant’è. La canzone più “cosentina” di Dario, così come a Cirella, è lo stratagemma perfetto per intonare anche qualche nota di “Bella ciao” che per alcuni secondi scalda i cuori dei “compagni” e delle “compagne”, che sono – per fortuna – in stragrande maggioranza sotto il palco.
La scaletta procede con un trittico tutto ritmo: da “Rosa” alla fatidica “Guardia 82” per finire con “Mambo reazionario” la gente canta, balla e si diverte e consente a Dario di intonare con calma le ultime hit previste che sono sempre nel suo cuore e non possono mancare mai: “Al di là dell’amore”, “L’uomo nero”, “La verità” (cantata letteralmente a squarciagola viste le tonalità) e “Buonanotte Cosenza” che chiude il concerto dopo due ore quasi esatte alle tre meno un quarto.
Ma siamo in debito con i lettori di un’ultima considerazione: e se Brunori avesse cantato a Cosenza a Capodanno lo scorso anno? Abbiamo già scritto che al suo ritorno da Sanremo avrebbe ringraziato il suo popolo a Palazzo dei Bruzi e non all’Unical ma soprattutto – dice qualche vecchio saggio – sapete cosa sarebbe successo? Nessuno avrebbe avuto il “coraggio” di spostare l’ospedale da Cosenza a Rende! Esageriamo? Forse sì ma non avremo mai la controprova e il dubbio, comunque, rimane tutto. Buon anno a tutto il popolo brunoriano.
BRUNORI SAS CAPODANNO 2026 COSENZA
1. Il morso di Tyson
2. Canzone contro la paura
3. Lamezia Milano
4. Più acqua che fuoco
5. Capita così
6. Come stai
7. Il costume da torero
8. Paolo
9. La vita com’è
10. Fuori dal mondo
11. L’albero delle noci
12. Per due che come noi
13. Pomeriggi catastrofici + Bella ciao
14. Rosa
15. Guardia ’82
16. Mambo reazionario
17. Al di là dell’amore
18. L’uomo nero
19. La verità
20. Buonanotte Cosenza











