Cosenza, la farsa continua/3. Le millefacce di Eugenio Guarascio

Il Cosenza Calcio e tutto ciò che gli gira intorno stanno dando vita ad una farsa che indispettisce ogni giorno che passa. E l’aspetto più irritante è che siamo (noi compresi, ci mancherebbe) tutti in balia di un personaggio che andrebbe analizzato a fondo per capire quanto sia quasi patologico nelle sue pratiche quotidiane legate al Cosenza Calcio, visto e considerato che non osiamo pensare a quelle professionali o peggio ancora personali.

Eppure, in 10 anni di guida del Cosenza Calcio, praticamente tutta la città, in qualche modo, ha avuto a che farci. Ci sarebbe da stilare un elenco lunghissimo di tutte le tragicommedie alle quali abbiamo assistito in questo decennio, comprese quelle – incredibili e che passeranno comunque agli annali di questa gloriosa società – della promozione in B vincendo ai playoff e della miracolosa salvezza della stagione scorsa. 

Solo per restare all’area tecnica potremmo scrivere un romanzo sulle vicende che hanno caratterizzato le due stagioni nelle quali c’erano Stefano Fiore e Aristide Leonetti. Erano gli anni in cui l’amministratore delegato Domenico Quaglio faceva da parafulmine al patron in maniera così totale da far credere che fosse veramente lui l’anima nera della società. In realtà, Quaglio era solo l’altra faccia di Guarascio stesso, geniale a suo modo nell’individuare il personaggio giusto per recitare la parte del suo mister Hyde nascosto. Quaglio aveva alzato bandiera bianca quando il patron aveva confermato Cappellacci nel primo campionato di Serie C: non gliel’ha proprio perdonata. E così, al posto dell’amministratore delegato doveva subentrare un’altra vittima sacrificale, che a questo punto non poteva che essere il direttore sportivo. A cantare e portare la croce allora è stato Mauro Meluso, che ha combattuto a lungo con il bipolarismo guarasciano dando vita ad estenuanti tira e molla che trovarono il loro epilogo nell’addio del diesse, immediatamente additato a traditore della patria. In realtà, Meluso era stato eroico nel resistere tre anni ai budget fantasmagorici del faccendiere di Parenti passando da Cappellacci, a Roselli e infine a De Angelis con una squadra che non era attrezzata per vincere il campionato non certo per colpa sua. In tanti dovrebbero chiedere scusa a Meluso per il trattamento che gli è stato riservato e fomentato dal patron. Il diesse cosentino tuttavia da quando ha lasciato Cosenza ha conquistato la promozione in Serie A col Lecce e oggi è il capo dell’area tecnica di una società come lo Spezia, che ha ottime possibilità di centrare la salvezza nell’olimpo del calcio. E non possono che aumentare i rimpianti per quello che poteva essere se ci fosse stato un presidente appena all’altezza del suo ruolo.

Poi, l’avvento di Braglia e Trinchera e il colpaccio della promozione con quei playoff da stropicciarsi gli occhi e la conseguente luna di miele con una tifoseria che non poteva non essere riconoscente per essere tornata in paradiso. Ma il Cosenza di Guarascio non ha mai veramente spiccato il volo, sempre frenato dalle doppiezze del patron millefacce, dalla mancanza di una benché minima programmazione e con l’esigenza assillante di ricavare profitti senza spendere nulla. Uno stillicidio che continua ancora adesso e che potrebbe essere arrivato alla sua conclusione. Un capitolo a parte andrebbe dedicato al rapporto di Guarascio con la tifoseria e magari su questo aspetto ci riserviamo di ritornare. In questa sede invece andiamo a fondo del problema attuale.

Il commento di Andrea Corvino, che di professione fa l’avvocato, ha chiarito in maniera quasi “scientifica” la strategia del Nostro. “È in atto la liquidazione totale della società per chiusura attività, pianificata da tempo. La vendita di Baez con la complicità di Trinchera e il silenzio assenso di Occhiuzzi, per giunta ad una diretta concorrente del tempo, è stato il primo campanello dell’allarme. A seguire i debiti sociali, procuratori che avanzano richieste di pagamenti, fornitori che aspettano pagamenti, servizi non più garantiti, bocche cucite da parte dei tesserati e stampa in gran parte compiacente. Segnali inconfutabili di totale disimpegno dirigenziale”.

In molti leggendo il termine “liquidazione totale per chiusura attività” hanno pensato al fallimento della società ma in realtà Corvino (che non è parente del diesse del Lecce) voleva intendere che sarà Guarascio a chiudere col Cosenza per cederlo a qualcuno che evidentemente s’è già fatto avanti o magari – e non è per niente da escludere — è stato chiamato in causa proprio da lui o da qualche idiota utile alla causa. E l’evolversi degli eventi, dalla cessione di Baez al dilagare dei malesseri per i debiti sociali e per le lamentele dei procuratori (che fanno sempre opinione) e dei fornitori (che fanno sempre più chiasso ancora) hanno fatto il resto. Infine, gli indizi sono diventati prove grazie al silenzio dei tesserati e alla compiacenza dei media, tutti in ginocchio e compiacenti, fino al punto di scrivere titoli come quello dell’esonero di Occhiuzzi e dell’arrivo di Novellino, salvo poi fare una figura barbina rispetto all’atteggiamento di Guarascio, che li ha presi per il culo anche stavolta.

Non sarebbe né giusto né opportuno riportare le voci di corridoio che si inseguono in queste ore rispetto agli imprenditori che potrebbero subentrare a Guarascio. Siamo ancora nella fase embrionale e si deve ancora consumare la farsa dell’ultima partita e magari anche dei playout ma c’è da giurare che la telenovela Cosenza sarà come sempre piena ancora di nuovi colpi di scena.