Fanpage demolisce la boiata nazionalpopolare: “Che tristezza il Capodanno su RaiUno: sembrava la parodia della tv russa”

di Gennaro Marco Duello

Fonte: Fanpage

Ricordate Večernij Urgant? Quell’artista che tutti consideravamo geniale prima di inserire la Russia nella lista dei cattivi, che qualche anno fa mandò in onda “Ciao 2020”, un finto capodanno italiano talmente trash da diventare virale in tutto il mondo? Ecco, martedì sera su Rai1 è andata in scena la versione non ironica di quella parodia. E stavolta non c’era nemmeno la scusa dell’essere russi.

L’Anno che Verrà da Catanzaro è stato il trionfo del déjà-vu televisivo, quel tipo di programma che ti fa chiedere se per caso hai accidentalmente acceso una vecchia VHS del 1992. Cast vecchio, solito, stanco. Gente costretta a fare le cover dei grandi pezzi come se fossimo a una sagra di paese e non sulla rete ammiraglia del servizio pubblico.

La serata delle cover
Cristiano Malgioglio che canta Annalisa. Sal Da Vinci che si cimenta con “Gloria” di Umberto Tozzi. E qui scatta il paradosso tragicomico: mentre su Rai1 c’è Da Vinci che fa il karaoke di Tozzi, il vero Umberto Tozzi se ne sta bellamente in diretta da Bari, davanti al magnifico Teatro Petruzzelli, al capodanno di Canale 5.

Ma il momento apicale, quello che merita di entrare negli annali della tv del disagio, è stato Ivan Cattaneo. Da “Una Zebra a pois” a “St Tropez”, sempre rigorosamente fuori tempo a ogni strofa e sbiascicando le parole. Praticamente incomprensibile. Uno spettacolo nello spettacolo, se vogliamo essere generosi. Altrimenti, semplicemente imbarazzante.

E poi arriva la mezzanotte, il momento clou. E cosa ti ritrovi sul palco di Rai1? Gigi Marzullo e Rosanna Fratello con i bicchieri in mano, accanto a Orietta Berti, Malgioglio, Sal Da Vinci e il povero Marco Liorni. Non esattamente un belvedere, diciamo. Una scena che aveva più il sapore di una rimpatriata di pensionati dello spettacolo che di un evento nazionale.

“Sei mai stato a Catanzaro?
Ma la vera domanda è: perché Catanzaro? Cosa ha fatto di male il Capodanno italiano per meritarsi tre anni consecutivi di esilio calabrese? Mi viene da citare Giuseppe Cruciani in un’iconica puntata de La Zanzara: “Sei mai stato a Catanzaro, amico mio? Non aggiungo altro: sei mai stato a Catanzaro?”, rivolgendosi a Parenzo.

Il colpo d’occhio un po’ “bucato” di Catanzaro
La location scelta? Piazzale Maestri del Lavoro sul lungomare di Catanzaro. Inspiegabile. Ma ormai è chiaro: è il terzo anno che L’Anno che Verrà si fa nella Calabria di Occhiuto, che dalle location (pagate carissime) di Sandokan fino a Forza Italia sembra voler essere sempre più al centro della scena. Dalle riprese aeree, poi, si vedeva chiaramente che la piazza era piena di buchi. Gente ce n’era poca, diciamocelo. Ma va bene così: anche il pubblico aveva capito che era meglio stare a casa.

Salvate il soldato Marco Liorni
Salviamo dalla debacle Marco Liorni. Chi dimostra di saper traghettare una nave sbandata come L’Anno che Verrà – una trasmissione complicata, che si basa soprattutto sull’imprevisto (anche se quest’anno di imprevisti non ce ne sono stati, purtroppo, perché avrebbe movimentato le cose) – sa fare tutto. Marco Liorni è ormai un pezzo pregiato del servizio pubblico. Chi passa dalle forche caudine del Capodanno, si merita di meglio.

Salviamo Massimo Ranieri, che ha cantato dal vivo il suo repertorio con classe e professionalità. Non salviamo, però, il suo vestito gessato. Salviamo Rocco Hunt e Clementino, artisti veri che hanno fatto ballare quel pubblico sparuto di Catanzaro. E salviamo Samuray Jay, che ieri ha fatto le prove tecniche per Sanremo 2026.

Gli altri? Tutti rimandati. Speriamo non al prossimo anno che verrà. Perché se questa è la Rai del futuro, allora forse è il caso di tornare alla tv russa. Almeno loro quando fanno la parodia, lo sanno.