“Giù le mani dalla collina del vino”. I produttori del Cirò contro il parco eolico

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di Giuseppe Smorto

Fonte: Repubblica

Che si tratti delle montagne che sorvegliano il golfo di Lamezia Terme, del bosco della Battaglina a Catanzaro, o della costa crotonese che guarda a Capo Colonna, i cittadini calabresi sono abituati alla presenza, all’impatto ambientale, al rumore e alle luci delle pale eoliche. Che sono entrate nel panorama, spesso troppo vicine alle case: ma del resto la tramontana e il grecale sono una risorsa da sfruttare, lo è stata purtroppo in passato anche per qualche cosca locale. Ma a Cirò Marina un progetto di parco eolico porta qualche pericolo in più, perché la zona è una piccola Napa Valley, patria del miglior vino calabrese, amato dai greci fin dall’ottavo secolo a.C.; già loro scoprirono la fertilità di quella terra, leggenda vuole che un antenato del Cirò sia stato il vino ufficiale delle antiche Olimpiadi.

“Giù le mani dalla collina del vino”. I produttori del Cirò contro un parco eolico

Il consorzio dei produttori rilancia un allarme oggi, ma la storia va avanti da oltre 12 anni. Prima le pale dovevano essere 18, nel cuore del territorio che produce quello che dai locali viene definito con orgoglio e un pizzico di presunzione “il vino più antico del mondo”. Ora le pale sono state ridotte a 4, ma il progetto ha avuto l’ok del Comune. “Ridotta l’area interessata, le opere elettriche, i movimenti terra…”. I viticoltori protestano, si muovono le associazioni. “La realizzazione del Parco “Timpe di Muzzunetti” – scrive il Consorzio – avrebbe un effetto devastante sul paesaggio, sulla tutela delle zone viticole a Denominazione, principale fonte di reddito e la più importante risorsa per il futuro della nostra comunità. Almeno due ettari di vigneti ricadenti nell’area saranno destinati all’estirpazione e all’abbandono. Il progetto va contro l’ambiente, le tradizioni agroalimentari locali, la biodiversità e il paesaggio rurale; senza trascurare, infine, l’inevitabile inquinamento acustico da pale, con ogni comprensibile e ulteriore aggravio per le attività produttive”.

Vino (e olio) sono una voce importante di export di una regione fra le più povere di Europa. Il Consorzio di Tutela Vini Doc Cirò e Melissa vende all’estero il 45% delle sue oltre 4 milioni di bottiglie. Si tratta di un’area che vuole mantenere la sua vocazione agricola, la sua cultura contadina. Un posto attraversato non solo dalla storia antica ma anche quella del Novecento, purtroppo nessuno ricorda più la strage di Melissa: la polizia sparò ai braccianti che occupavano le terre, tre morirono colpiti alla schiena, anno 1949. Nicola Fiorita, dirigente di Slow Food e scrittore, parla di un luogo simbolo da difendere, specialmente ora che il turismo eno-gastronomico ha preso piede. “Non sono contro l’energia eolica, ma un progetto del genere rischia di distruggere tutto il lavoro fatto in questi anni. Ripropone l’immagine di una Calabria non attenta ai suoi tesori ambientali, la capitale del vino va invece difesa. C’è una giovane generazione imprenditoriale, li chiamiamo i Cirò-boys, che rianima e rilancia le cantine. Pensiamo a loro, non facciamoli andare via”.

La parola passa ora alla Regione e all’assessore all’Ambiente Sergio De Caprio, più noto come “Capitano Ultimo”, il carabiniere che arrestò Totò Riina. Ha recentemente promesso lo stop definitivo ai parchi eolici, ammettendo implicitamente che le maglie in Calabria sono state troppo larghe. Quelli che a Cirò hanno a cuore paesaggio e vino sperano ora che alla dichiarazione seguano fatti e leggi.