Gentilissimo Gabriele,
mi chiamo Francesco Costanzo e ho deciso di raccontare la vicenda di mia figlia, una storia che parla di diritti e di inclusione mancata.
Mia figlia si chiama Anna Pia ed è una studentessa disabile con malattia genetica rara (art. 3 comma 3) frequentante la classe V della scuola primaria presso l’Istituto Comprensivo Gullo di Cosenza, plesso M. Preti in Via Livatino.
La vicenda non riguarda un episodio isolato o recente, bensì una battaglia che si protrae ormai da mesi, senza che si sia mai giunti a una soluzione concreta e definitiva. Nonostante i numerosi solleciti e i ripetuti confronti, la situazione rimane sostanzialmente invariata. Sia la dirigente scolastica sia le autorità competenti, tra le quali si assiste a un continuo rimpallo di responsabilità, pur affermando ripetutamente di stare cercando di fare il massimo possibile, non hanno di fatto prodotto alcun cambiamento reale, lasciando irrisolti i problemi segnalati dalla famiglia.
La bambina, che avrebbe diritto all’assistenza alla persona durante l’orario scolastico, non gode di tale diritto, poiché il supporto suddetto non è mai stato attivato. La scuola, a seguito delle nostre continue lamentele — sfociate anche in una lettera di richiesta di chiarimenti da parte del nostro avvocato di fiducia — ha fornito come motivazione una presunta mancata richiesta formale da parte di noi genitori. È importante sottolineare che la scuola non ci ha mai informato della necessità di presentare una domanda esplicita. Noi genitori, trovandoci per la prima volta ad affrontare il percorso di crescita di una figlia con disabilità, possiamo comprensibilmente non conoscere tutte le procedure burocratiche previste e non credo sia giusto accusarci di tale colpa.
Ci siamo sempre affidati a una comunicazione informale, non essendo mai stati invitati a procedere con richieste scritte né istruiti sui passi da compiere. Un buon rapporto scuola–famiglia dovrebbe proprio servire a evitare che lacune simili si verifichino, poiché spetterebbe all’istituzione scolastica orientare, accompagnare e supportare noi famiglie nel comprendere ciò che è necessario per garantire ai nostri figli i servizi dovuti. Questa mancanza di comunicazione chiara e trasparente ha avuto come conseguenza diretta la privazione, per mia figlia, di un supporto fondamentale per il suo benessere, la sua autonomia e la sua piena partecipazione alla vita scolastica.
La scuola, presentando l’intervento quasi come un favore alla famiglia, ha successivamente provveduto ad assumere con proprie risorse un operatore socio-sanitario, ma per un numero di ore giornaliere insufficiente a coprire l’intera permanenza della bambina a scuola. Tale soluzione, oltre a essere inadeguata, non risponde alle necessità concrete della studentessa, la quale non può usufruire dei servizi igienici “a comando”, limitatamente alle finestre orarie in cui l’OSS è presente. Qualora la bambina manifesti lo stimolo in assenza dell’operatore, la situazione diventa critica.
La scuola ha inoltre indicato i collaboratori scolastici come figure deputate a intervenire; tuttavia, gli stessi collaboratori hanno riferito che non tutti sono abilitati o adeguatamente formati per questo tipo di assistenza e, soprattutto, non tutti possiedono le capacità fisiche necessarie, poiché la bambina deve essere sollevata di peso. È inoltre lecito domandarsi cosa accada quando gli unici collaboratori formati o fisicamente idonei siano in ferie, in malattia o semplicemente assenti: la continuità del servizio non risulta in alcun modo garantita.
Di fronte a questa gestione frammentaria e inadeguata, mia moglie è spesso costretta a rimanere fuori dalla scuola durante la mattinata, pronta a intervenire in qualsiasi momento qualora la bambina necessiti di assistenza. Ciò compromette il diritto di Anna Pia a vivere la scuola in autonomia e dignità e grava pesantemente anche sulla quotidianità di tutta la famiglia, in quanto costretti a sopperire a responsabilità che dovrebbero essere garantite dall’istituzione scolastica.
A tutto ciò si aggiunge la situazione inaccettabile dei servizi igienici. Il bagno che dovrebbe essere riservato agli alunni con disabilità si presenta del tutto inadatto: il fasciatoio è improvvisato, poggiato su un banco di scuola troppo piccolo per la bambina, e il riduttore del water viene tenuto fermo con materiali assolutamente inidonei, tra cui una bilancia. L’ambiente non rispetta alcuno standard di sicurezza, igiene o dignità. A rendere la situazione ancora più critica è il fatto che lo stesso bagno venga utilizzato anche dagli altri studenti della scuola, condizione che non solo priva la bambina di uno spazio adeguato e protetto, ma espone tutti a potenziali rischi, rendendo l’utilizzo del locale per scopi assistenziali improprio e non sicuro. Dagli ultimi sviluppi risulta che la dirigente scolastica abbia comunicato l’avvenuto sopralluogo, alcuni giorni fa, da parte di un tecnico e di un responsabile comunale; tuttavia, non sono stati forniti tempi certi per l’eventuale realizzazione degli interventi necessari.
A rendere la situazione ancora più grave vi è il fatto che Anna Pia è stata assente da scuola dal 20 novembre fino alla fine delle vacanze di Natale, a causa di un delicato intervento chirurgico alla colonna vertebrale, che ha richiesto un lungo periodo di convalescenza. Tale circostanza avrebbe dovuto determinare un’attenzione ancora maggiore da parte dell’istituzione scolastica, sia in termini di assistenza alla persona sia di adeguamento degli spazi e delle modalità di supporto. Nonostante il tempo trascorsi (il quale sarebbe potuto esser stato sfruttato per apportare qualche cambiamento) e la piena consapevolezza della fragilità della situazione clinica della bambina, non è stato predisposto alcun intervento strutturato né alcuna soluzione stabile al suo rientro a scuola, aggravando ulteriormente una condizione già complessa e delicata.
L’insieme di queste criticità evidenzia una realtà scolastica che non risulta affatto inclusiva. Da un lato, l’assenza di comunicazioni chiare e di un accompagnamento adeguato nei confronti di noi genitori ha impedito l’attivazione di un servizio essenziale; dall’altro, l’assenza di un bagno adeguato, sicuro e riservato dimostra una gestione approssimativa e distante dai principi di rispetto, tutela e pari opportunità. La bambina si trova così in una condizione che lede la sua dignità e i suoi diritti fondamentali e che richiede un intervento urgente e risolutivo.
La decisione di rendere pubblica questa storia non ha finalità polemiche né personali, ma nasce dalla volontà di sensibilizzare chi di dovere sulla gestione degli studenti con disabilità, affinché situazioni come quella descritta non si ripetano. Il percorso scolastico di Anna Pia, che in pochi anni, per svariati motivi, può già essere definito a tutti gli effetti un’odissea, rappresenta purtroppo la dimostrazione concreta di come, al di là delle dichiarazioni di principio, la scuola non sia ancora realmente pronta a garantire una vera inclusività. Le difficoltà incontrate, le mancanze strutturali e organizzative e l’assenza di risposte efficaci nel tempo rivelano un sistema che fatica a tradurre i diritti sanciti sulla carta in tutele reali e quotidiane.
Rendere pubblica questa vicenda significa anche mettere in guardia le famiglie con figli disabili, affinché possano compiere una scelta della scuola il più possibile calibrata, consapevole e informata, valutando non solo l’offerta formativa, ma soprattutto la reale capacità dell’istituto di accogliere, supportare e tutelare i bisogni specifici dei propri figli. Nessuna famiglia dovrebbe trovarsi ad affrontare da sola un percorso così complesso, né essere costretta a lottare continuamente per diritti che dovrebbero essere garantiti in modo automatico e senza ostacoli.
Dare spazio a questa storia significherebbe non solo accendere un faro su una vicenda specifica, ma contribuire a sollevare una riflessione più ampia su quanto, ancora oggi, il diritto all’inclusione rischi di rimanere solo un principio sulla carta. Ringraziandoti fin d’ora per l’attenzione che vorrai dedicare a queste parole, porgo cordiali saluti.
Francesco Costanzo









