Renee uccisa a sangue freddo. Le squadracce di Trump sconvolgono l’America

di Mattia Ferraresi

Fonte: Domani

Migliaia di manifestanti sono scesi in piazza pacificamente a Minneapolis dopo l’omicidio di Renee Nicole Good, madre di 37 anni che è stata uccisa mercoledì da un agente dell’Ice (Immigration and custom enforcement) nella città che è diventata il teatro della più grande operazione anti- immigrazione dell’Amministrazione Trump.
La tensione è ai massimi livelli, tanto che le scuole della città sono state chiuse per il resto della settimana, e la protesta si sta estendendo in tutto il paese: ieri ci sono stati cortei a New York City, Seattle, Detroit, Washington, Los Angeles, Philadelphia, San Antonio, New Orleans e Chicago, e altri sono previsti per i prossimi giorni.
Good è stata uccisa con tre colpi di pistola da un agente dell’Ice attraverso il finestrino della sua auto, dopo che le era stato intimato di scendere e lei era invece ripartita. È successo nel quartiere di Powderhorn, a poco più di un chilometro dal luogo dove nel 2020 George Floyd fu assassinato da un poliziotto.

La versione del governo
La versione del governo è che la donna ha tentato di investire gli agenti, che si sono difesi. Kristi Noem, la segretaria per la Sicurezza nazionale, ha portato questa versione al parossismo parlando di un atto di «terrorismo domestico» e dicendo che Good stava «pedinando» gli agenti impegnati nelle operazioni. Chiederà al dipartimento di Giustizia di considerare come atti di terrorismo l’uso di veicoli per ostacolare le operazioni dell’Ice.
Una cittadina americana, madre di tre figli che sui profili social si definiva «poetessa, scrittrice, moglie e mamma», era presente come «osservatrice legale» – un volontario che monitora la polizia durante le operazioni per garantire il rispetto dei diritti, figura introdotta dopo l’omicidio di Floyd – viene uccisa e definita terrorista.

Trump è andato anche oltre: la donna, ha scritto, ha «violentemente, volontariamente e brutalmente investito un agente dell’Ice» e questo episodio è accaduto perché «la sinistra radicale sta minacciando, assaltando e mettendo nel mirino i nostri agenti ogni giorno».
Fra le reazioni indignate c’è anche quella di Hillary Clinton, che ha definito l’azione un «omicidio» e ha incoraggiato le manifestazioni contro la «violenza illegale». Per complicare ulteriormente l’accertamento dell’accaduto, l’Fbi ha escluso le autorità locali dalle indagini sul caso: il Bureau for Criminal Apprehension, la polizia scientifica che fa capo all’autorità statale, ha comunicato che, per volontà dell’Fbi, non sarà coinvolta nelle indagini sul caso, che faranno capo soltanto all’autorità federale.

I video dell’episodio raccontano una storia diversa da quella del governo. Mostrano un Suv fermo di traverso sulla strada nel quartiere residenziale. Alcuni agenti dell’Ice si avvicinano. Uno urla alla donna di «uscire dalla fottuta macchina» e tenta di aprire lo sportello. Lei mette lentamente la retromarcia, sembra voler lasciare la zona, poi si mette in marcia a bassa velocità, entrando brevemente in contatto con un poliziotto. Un agente mascherato si avvicina al finestrino e spara tre colpi a bruciapelo.

Bloccati i soccorsi
Dalle ricostruzioni dei giornali locali sembra che la massiccia presenza dell’Ice nella zona abbia anche ritardato in modo significativo i soccorsi: la donna è morta all’arrivo in ospedale. L’accaduto non ha fermato le operazioni. Poche ore dopo l’omicidio gli agenti della polizia di frontiera si sono presentati alla Roosevelt High School, a circa cinque chilometri dalla scena del crimine, proprio mentre gli studenti uscivano. Hanno ammanettato due membri del personale scolastico e hanno spruzzato spray urticante contro i presenti. Molti si sono rifugiati nella biblioteca della scuola. Gli amministratori hanno cercato disperatamente di far uscire gli agenti federali dalla proprietà scolastica mentre cercavano di proteggere i ragazzi.

Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, ha subito dichiarato la versione dell’amministrazione «una stronzata», e la temperatura del dibattito si è innalzata con gli interventi del governatore democratico, Tim Walz, contro la «macchina della propaganda» di Trump. Il presidente sta soltanto cercando un pretesto per scatenare la repressione, ha detto, mettendo in guardia anche i manifestanti: «Non cadete nella trappola. Non permettete che mandino le truppe federali. Non permettete che invochino l’Insurrection Act o la legge marziale».

Il governatore ha emesso un ordine di allerta per la Guardia nazionale del Minnesota, preparandola a intervenire in caso di disordini. «Quello che stiamo vedendo è la conseguenza di una gestione progettata per generare paura», ha detto Walz. Ma Noem è categorica: gli agenti «non se ne andranno» dal Minnesota e le operazioni continueranno. Nelle prime giornate dei raid, oltre 1.500 persone sono state arrestate.