di Enrica Riera
Fonte: Domani
Due inchieste che si incrociano. E dai cui emerge un intreccio di relazioni pericolose su cui i pm continuano a far luce. Nella prima c’è un indagato eccellente, il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto, accusato di corruzione. Nella seconda molti dei suoi fedelissimi: quel cerchio magico che ha ottenuto una serie di incarichi e consulenze, ricostruiti, come in un puzzle, dai magistrati della procura di Catanzaro.
Per formulare le accuse i pm hanno usato anche intercettazioni che chiamano in causa una dipendente della Sogesid Spa, l’ente in house del ministero dell’Ambiente e di quello dei Trasporti, Romina Polillo. La donna, estranea all’indagine, per i magistrati è «di fatto una collaboratrice del subcommissario» nazionale alla Depurazione. E cioè del commercialista vibonese, braccio destro di Occhiuto, Antonio Daffinà. «Nel corso di una conversazione registrata il 12 giugno 2025 Romina Polillo – scrivono i pm –, dopo aver discusso delle indagini in corso relative al presidente Occhiuto, suggerisce a Daffinà “stiamo attenti”». Poi «parlando a bassa voce e bisbigliando (Polillo, ndr)» risponde a varie domande dello stesso subcommissario, che chiede conto delle attività di alcuni consulenti, oggi finiti sotto indagine.
Daffinà sembra voler sapere di più del lavoro svolto da Veronica Rigoni, segretaria particolare del governatore della Calabria, ma anche di quello del professore dell’Università della Calabria Giulio Nardo: sia Rigoni sia Nardo avrebbero ottenuto incarichi di consulenza in forza alla struttura del sub commissario Daffinà, percependo somme di denaro senza però svolgere le attività richieste. È così che «Polillo – chiarisce la procura – fa presente a Daffinà che la stessa Rigoni non svolga alcuna attività». E parla anche di Nardo.«Quel Giulio Nardo – le chiede Daffinà – che sta facendo?». Polillo risponde: «Niente che quello che cazzo c’entra (…) A me con lui tu mi hai detto di stare proprio elastica e quindi…». Da qui le contestazioni dei pm, che accusano Daffinà, Rigoni e Nardo di peculato. «Daffinà, in concorso con i consulenti, avendo per ragione del suo ufficio di subcommissario, la disponibilità di denaro pubblico, se ne sia appropriato, adoperandosi per farlo consegnare, sotto forma di compensi non dovuti, ai consulenti».
Ma ad emergere ora è un altro particolare. Perché Daffinà si rivolge a Polillo per conoscere lo “stato” dell’attività dei consulenti? I pm di Catanzaro, negli atti, identificano la funzionaria con la qualifica di «collaboratrice di fatto del subcommissario» e come «dipendente della Sogesid spa». In realtà Polillo ha anche un’altra veste: a gennaio 2025 viene nominata «responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza» del Commissario straordinario unico della Depurazione. La nomina è firmata dal commissario, Fabio Fatuzzo, ex missino ed ex deputato di FdI, a capo della struttura dal 2023 per volere della presidenza del Consiglio dei ministri. Dunque, quando è intercettata con Daffinà, Polillo, che nel 2021 era stata ammessa alla selezione per un incarico dirigenziale in Regione, ricopre questo ruolo, assai delicato. C’è così da chiedersi, in base a quanto emerso dall’inchiesta, se le lamentele illustrate a Daffinà sui consulenti, Polillo le abbia messe nero su bianco in via ufficiale. «Stiamo attenti», dice la responsabile anticorruzione a Daffinà poco dopo la bufera giudiziaria su Occhiuto. Attenti a cosa?, si chiedono i pm.









