La commemorazione silenziosa a Crans Montana con oltre mille persone, la proclamazione della giornata di lutto nazionale per il 9 gennaio e infine la vicinanza “a quanti sono nel dolore” di Papa Leone XIV da piazza San Pietro – “Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari” – hanno fatto da sfondo, oggi, a una nuova e dolorosa conferma nella strage di Capodanno. Dopo le tre vittime italiane identificate nella serata di sabato, il bilancio è salito a sei. “Purtroppo le vittime italiane sono sei, tutte accertate”, ha dichiarato il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani. “I feriti invece stanno per essere tutti accompagnati in Italia. Tre saranno portati oggi al Niguarda e una a Torino”, ha aggiunto. “Per quanto riguarda i feretri saranno accompagnati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare”, ha affermato Tajani”.
Il bilancio complessivo della tragedia resta pesantissimo: i morti accertati sono 40. Tutte le vittime sono identificate ufficialmente dalla polizia svizzera. Le ultime 16 identificate sono tre svizzere (due di 15 anni e una di 22), una ragazza con cittadinanza svizzera/francese di 24 anni, i tre italiani, una portoghese di 22 anni, una belga di 17, sei francesi (una di 33 anni, una di 26, uno di 23, uno di 20, uno di 17, uno di 14) e di un 15enne con nazionalità francese/israeliana/britannica. I feriti sono circa 120, di cui gli 14 italiani. Nove di questi sono già ricoverati al Centro ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano. Nella giornata di oggi sono attesi altri due trasferimenti: Leonardo Bove e Kean Talingdan, entrambi 16enni, compagni di classe al liceo Virgilio di Milano, identificati tramite test del Dna e trasportati in elicottero dall’ospedale di Zurigo in gravi condizioni, così come è stato ieri per Francesca e Sofia, loro compagne al Virgilio.
“Esistono le disgrazie, ma questa non è stata una disgrazia ma una tragedia evitabile: sarebbero bastati un pò di prevenzione e un minimo di buon senso che non ci sono stati”, ha detto l’ambasciatore italiano in Svizzera, Gian Lorenzo Cornado, al termine della cerimonia per le vittime. Alla commemorazione anche gli amici di quanti erano nel locale la notte di Capodanno. “Dentro al locale c’era un mio amico – dice con un filo di voce -. Ora è a Berna, bruciato dappertutto”, racconta Ascanio, tra i giovani presenti. Era già stato al Le Constellation lo scorso anno, “per tre o quattro volte”. “È un locale piccolo, uscire è difficile. Non credo di aver visto un’uscita di sicurezza sotto”.









