Calabria intrallazzata, l’ultima prodezza di Arturino Veltri

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Arturino Veltri bell'i papà

Nel novero delle famiglie che contano a Cosenza, la dinastia dei Veltri è certamente una tra le più quotate. Professionisti seri, ci mancherebbe altro, gente che lavorando si è fatta una posizione, su questo non ci piove, ma a tutto dovrebbe esserci un limite.

Proprio non ci riescono i Veltri a non succhiare dalle mammelle pubbliche e, nonostante tutto, lo fanno anche con un certo stile. Perché, in fondo, loro con il “sistema” non c’entrano nulla. E’ il “sistema” che ha bisogno di loro e loro, da gente perbene, si adeguano e si… concedono. Ora, senza farvela troppo lunga e riportare tutti i soggetti che fanno parte della dinastia, ci soffermeremo soltanto su un ramo dei Veltri, quello che fa capo a Paolo, preside di Ingegneria all’Unical (oltre ad avere avuto diverse esperienze con Pci e Pds, tra le quali una anche al Comune di Cosenza da assessore) e al figlio Arturo, ovviamente ingegnere, del quale ci siamo occupati più volte prima della bufera giudiziaria che lo ha in parte coinvolto sia con l’operazione “Lande desolate” sia con l’inchiesta “Passepartout”. Adesso è arrivata anche la terza, quella della procura di Paola, che l’ha indagato per corruzione in una inchiesta per finanziamenti “pilotati” al Comune di Cleto nella quale entra come progettista del gruppo di Marcello Mazza, un faccendiere di Piane Crati. Ma facciamo un passo indietro e cerchiamo di descrivere il profilo del classico rampollo di buona famiglia.

Paolo Veltri

Arturino bell’i papà lo piazzano dovunque è possibile. E dopo aver fatto il consulente nel carrozzone della Sorical, chiamato da Nicola Adamo travestito da Gigino Incarnato, è approdato magicamente nel gruppo Barbieri, quello che ha vinto l’appalto-scandalo di piazza Fera, grande amico di Palla Palla e del sindaco cazzaro che ci ritroviamo, e che ha stravinto anche quello per gli impianti di Lorica. La sua funzione, oltre che di direttore dei lavori negli appalti importanti, è anche quella di consigliere d’amministrazione della Lorica Ski Area, il pozzo di San Patrizio dell’imprenditore mafioso.

Arturo Veltri non è stato destinatario di nessuna misura cautelare ma il suo nome si trova abbondantemente in molte pagine dell’ordinanza della procura di Catanzaro relativa a “Lande Desolate” e figura nell’elenco dei 19 soggetti ai quali è stato notificato l’avviso di chiusura indagini.

La famiglia, come avrete intuito, per i Veltri è fondamentale e dunque anche i matrimoni devono rispettare determinate regole. La moglie di Arturino, guarda un po’ il caso, si chiama Paola Tucci e, sempre guarda il caso, è la figlia dell’ingegnere Francesco Tucci, ovvero il “capo” di Arturino nel gruppo Barbieri, direttore dei lavori come lui ma con maggiore anzianità.

Anche Tucci ha fatto carriera con un occhio alle parentele, visto che le sue fortune sono in parte dovute alla vicinanza con il “Gran visir” della Dc della Prima Repubblica ovvero Riccardo Misasi e che per molto tempo ha sguazzato alla grande tra enti pubblici e privati degli “amici degli amici”. Poi aveva aperto uno studio nella zona di via XXIV Maggio a Cosenza ma la crisi è dura per tutti e così i poteri forti di cui sopra lo avevano indirizzato al gruppo Barbieri con conseguente chiusura dello studio privato.

Il grosso problema che devono risolvere Francesco Tucci e Arturo Veltri, che oltre ad essere colleghi sono anche genero e suocero (!), è la crisi di liquidità del loro capo e per questo si interfacciano con un altro galantuomo che vi raccomandiamo, l’ingegnere Luigi Zinno.

Il 15 dicembre 2015, quando Zinno comunica al sindaco di Pedace di aver risolto il problema e che Palla Palla ha deciso di “sganciare la pila”, è presente anche Arturo Veltri,  sebbene in palese conflitto d’interessi a causa della sua carica di consigliere d’amministrazione della Lorica Ski. È proprio lui a chiamare Barbieri e fare un resoconto spiegando che «il presidente diciamo l’ha recepita, molto bene, e al… non dico al 100% ma al 99% dovrebbe essere risolto e quindi domani faranno anche il decreto».

Due sono i momenti chiave della vicenda; il primo è la visita del 26 dicembre 2015 a Lorica, da parte del governatore, in cui questi «prende personalmente contezza del ritardo dei lavori e della minima contribuzione del privato»: 28mila euro su oltre 13 milioni. Ma non solo: Oliverio promette anche nuovi corposi finanziamenti pubblici per la costruzione di un albergo-rifugio e la realizzazione del collegamento sciistico fra Lorica e Camigliatello Silano.Il secondo momento è quello del 2 marzo 2016, quando viene presentato il progetto delle nuove opere che Tucci e Veltri fanno ad Oliverio e Nicola Adamo, a margine di un incontro politico in cui, scrive il gip, «Adamo veicola, anche per conto di Oliverio, la richiesta di rallentare ad arte i lavori di rifacimento di Piazza Bilotti a Cosenza, appalto anche questo aggiudicato all’impresa Barbieri, così da impedire al sindaco uscente Occhiuto di poter “spendere” questo risultato in campagna elettorale».
La conversazione prosegue e si parla dei miseri 28mila euro messi dal privato a fronte dei 13 milioni.

Il giorno dopo, commentando l’incontro, Tucci spiega che la presenza di Arturo Veltri e del padre Paolo (l’ingegnere professore all’Unical di cui sopra, fratello di Filippo sostenitore accanito del cazzaro), era stata particolarmente utile, valendo a rassicurare il presidente Oliverio sulla loro area politica di appartenenza: «Perché lui si è tranquillizzato su chi siamo, si è tranquillizzato su tutto… perché in quella maniera non dice più questi politicamente sono con Occhiuto… “la discendenza è chiara”».

Capito quanto credono di essere furbi questi signori? Infatti i Veltri alle ultime elezioni non hanno nascosto proprio per niente le loro simpatie “cazzare”, hanno votato compatti Occhiuto (come la stragrande maggioranza del Pd, sia chiaro) e adesso dobbiamo anche sentire che “non sono con il cazzaro”… Come se ci fosse differenza tra Pd, Forza Italia e… tutto il cucuzzaro.

Quanto al penultimo avviso di chiusura indagini che ha ricevuto, quello dell’inchiesta “Passepartout”, Arturo Veltri è coinvolto per corruzione nell’assegnazione dello studio di fattibilità, in qualità di ingegnere, già consulente della Regione Calabria, intermediario tra Rocco Borgia e Luigi Zinno ovvero tra la massomafia, la CMC e la politica. Un bel quadretto, non c’è che dire. E adesso con l’inchiesta della procura di Paola si aggiunge un altro tassello.