Catanzaro. Gianvito Casadonte festeggia 20 anni di Politeama e continua a sguazzare tra i fondi pubblici

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Il Teatro Politeama di Catanzaro festeggerà alla grande i suoi 20 anni di storia con l’esclusione dalla selezione della Regione Calabria per il finanziamento di progetti speciali per lo sviluppo dell’attività teatrale. I dilettanti allo sbaraglio che hanno presentato il bando e i soliti raccomandati che lavorano per il Politeama sono riusciti ancora una volta a sbagliare le quattro fesserie che la Regione chiede per regalargli i soldi.
Ma l’imperatore e sanguisuga di tutti i fondi pubblici nazionali, regionali, provinciali, comunali, ecclesiastici, commerciali, cameradicommercialistici, artigianalistici, dopolavoristici, Gianvito Casadonte riuscirà di certo a recuperare anche senza l’aiuto della solita banda del male di Piero Aiello che è fuori dal Palazzo. Magari con qualche altro tamarro, qualche figurante occulto e con l’aiuto del suo maestro Sergio Abramo. Il Comune e la Provincia che non garantiscono i servizi primari alla popolazione troveranno centinaia di migliaia di euro come al solito per soddisfare l’avidità famelica di Casadonte e soci.
Negli ultimi anni Casadonte, pur beneficiando di milioni di euro di fondi pubblici, è riuscito a regalare agli spettatori il peggio del teatro italiano. Guai a parlarne male però. Gli spazi di confronto sul teatro, sull’opera, sulla lirica, sulla prosa, sono stati ridotti a zero. Casadonte, con la stampa assoldata e a libro paga, come gli imperatori cinesi è solito distruggere e annientare chi non la pensa come lui. Infatti si circonda di mediocri e analfabeti suoi simili. A farne le spese sono le tante e valorose compagnie teatrali del Catanzarese che non vengono mai coinvolte in nessuna iniziativa e si trovano escluse da qualsiasi partecipazione agli eventi. Casadonte sta facendo in modo che le scuole di teatro, le compagnie, i giovani chiudano bottega e rimanga solo Re Sole alla guida del Teatro della città. E così professionisti, scenografi, musicisti, tecnici e maestranze. Meglio la gente di fuori ma rigorosamente associata al club degli amici di Casadonte. Quelli che poi magari si recuperano “gratis” con le ospitate al Magna Graecia Film Festival (che poi ad arrogarsi anche il titolo di Magna Graecia ci vuole davvero coraggio).
Il metodo Casadonte è noto a tutti. Basta comprare due-tre pagine sulle riviste nazionali, chiudersi qualche passaggio televisivo con gli amici degli amici, farsi amico qualche personaggio squallido e influente della Rai (tanto c’è zio Giovanni Minoli che provvede…) e autoassegnarsi risorse pubbliche per essere considerato l’esperto di teatro nel mondo.
Come dimenticare gli eventi “regalati” in questi anni dal Sovrintendente Gianvito Casadonte al grande pubblico. Attori del calibro di Dino Abbrescia, Antonio Catania, Stefano Fresi, Massimiliano Bruno, noto per il suo celebre motto “esticazzi!”, star di Broadway dello spessore di Sabrina Impacciatore e Claudia Gerini (me cojoni, direbbero a Roma!). E come non citare gli spettacoli di spessore internazionale come “La famiglia Addams”, dell’illusionista Gaetano Triggiano o ancora meglio dell’imitatore Dario Ballantini.
Fiumi di danaro pubblico hanno consentito a Casadonte e soci di gestire un teatro pubblico come se fosse casa loro riducendolo a poco meno di un teatrucolo di quartiere. Il loro quartiere. Anche il presidente del Politeama e sindaco Sergio Abramo va ringraziato per tutto quello che non ha fatto per le compagnie teatrali calabresi e per i tanti giovani allontanati o cacciati dal teatro. Tutti ridotti col piattino in mano a elemosinare qualche spicciolo a Casadonte e soci riempiti da anni e anni di finanziamenti pubblici e di riconoscimenti autoassegnati. Per questi 20 anni vedremo celebrare inutili conferenze stampa con i classici manichini a raccontare e raccontarsi bugie su quanto è bravo Casadonte e quanto è bello il Politeama. La verità è che la città massomafiosa di Catanzaro dovrà rendere conto pure dei fondi pubblici destinati alla cultura, di come ci si divide la torta e delle opportunità sottratte agli altri. E quel giorno è molto vicino. Sono in tanti a non poterne più di subire e di abbassare la testa.