Cosenza: Occhiuto, la legge “salvasuicidi” e la Suburra Bruzia (di Francesca Canino)

di Francesca Canino

Cosa devono subire ancora i cosentini per passare alla ribellione nel vero senso del termine? In oltre otto anni si è assistito alla distruzione della città nuova, ai crolli e alle demolizioni nella città storica, abbandonata come tutti gli altri luoghi di arte e cultura, alla costruzione di opere inutili, nella maggior parte dei casi senza le autorizzazioni necessarie.

E poi la città sporca, rifiuti non raccolti e marciapiedi non spazzati, strade chiuse al traffico che hanno fatto diventare la città una conca di gas, parcheggi più che dimezzati, acqua sempre col contagocce e verde pubblico oltraggiato all’ennesima potenza da operatori improvvisati e dirigenti assenti o incapaci. E tra illegalità diffuse, movide senza regole, pacchianerie fatte passare per cultura e luminarie pagate a peso d’oro, Cosenza vive oggi la sua età dei balocchi, senza legge e senza i suoi tutori. Guai a disturbare burattini e burattinai ed ecco che vengono eliminati i vigili urbani dalle strade. Da quanto tempo non si vedono sulle vie cittadine? E le forze dell’ordine, avete provato a chiamarle per chiedere di intervenire a ripristinare la quiete pubblica? Non hanno mai le auto a disposizione.

La città fisica è ormai un rottame, la sua anima è stata svenduta e si è persa nei labirinti dei guadagni facili e illeciti, le sue casse sono state svuotate dall’amministrazione ‘del fare’, che in nome della cosiddetta rigenerazione urbana, della città green, ‘attrattiva’ e di tante altre balordaggini simili non ha esitato a dilapidare milioni e milioni di euro. Come non ricordare gli appalti spezzatino, le determine ad personam, gli incarichi esterni conferiti a gente che non ha lavorato un solo giorno, scelta solo per sostenere e applaudire e divulgare le opere del magnifico.

E non dimentichiamo i contributi versati ai media per comprare la loro benevolenza e scalare le classifiche delle città salubri, verdi, perfette. I cittadini hanno pagato tutto questo insieme ai debiti, ai lussi, ai capricci che il magnifico ha voluto concedersi in tanti anni. Oggi il comune è ufficialmente in dissesto, il debito è passato da 100 milioni di euro certificati nel 2011 a circa 300 milioni attuali. Gli artefici dell’aumento sconsiderato del debito sono ancora al loro posto, mentre il sindaco di Cosenza è indagato dalla Procura della Repubblica di Roma per riciclaggio e associazione a delinquere transnazionale, è indagato per abuso di ufficio e peculato insieme all’ex collaboratore Cirò, è indagato per bancarotta fraudolenta per il fallimento della Ofin, società di cui è stato amministratore, è imputato nell’inchiesta sugli appalti truccati denominata “Passepartout”.

Ma al peggio non v’è mai fine e oltre a quanto riportato finora, c’è una notizia dei giorni scorsi che è passata in sordina: «Un altro elemento ci porta a dire che la bancarotta contestata ad Occhiuto si è di fatto consumata, e a dirlo questa volta non siamo noi, ma lo stesso sindaco. Infatti ieri Mario Occhiuto ha sostenuto in Tribunale (praticamente ha una udienza al giorno) una udienza davanti al giudice monocratico Giorgio Previte in cui ammette il suo sovra indebitamento personale, chiedendo al giudice, in base alla legge 3 del 2012, meglio nota come legge salva suicidi per i contribuenti in crisi da sovra indebitamento, una soluzione ai suoi tanti problemi. In pratica le persone fisiche che hanno molti debiti e creditori (finanziarie, banche, Equitalia, creditori persone fisiche ecc.) non possono dichiarare fallimento come le imprese, e possono, perciò, chiedere di attivare questa procedura, dove il giudice è chiamato oltre a gestire la crisi da sovra indebitamento, anche a produrre una sorta di passivo e di concordato con tutti i creditori, destinando loro una somma X al mese al fine di fermare tutte le procedure esecutive. Ammesso che Occhiuto possa far fronte a questo X al mese. La vediamo dura. Quindi Mario Occhiuto davanti ad un giudice, ieri, ammette la sua enorme massa debitoria personale, a cui non riesce più a far fronte. E chiede aiuto allo stato. Ammette di aver prodotto debiti a dire basta, e non solo attraverso le sue società» (http://www.iacchite.blog/cosenza-la-bancarotta-di-occhiuto-e-un-affare-di-famiglia-e-mario-accusa-la-sorella/?fbclid=IwAR1jf3VFpHJMrmFk2lI8JIrTYIc3rHUpqjFqEJXzhmf5Ua5HHYVnMYhGzfQ).

Oltre ai danni causati, anche la beffa di ricorrere alla legge “salvasuicidi” per il sovraindebitamento. Questo è il primo cittadino di Cosenza. Ma chi salverà Cosenza? La Procura? La Prefettura? Quelle associazioni o i consiglieri o gli altri politici che fanno finta di contrastarlo? O forse gli ex sostenitori divenuti ‘odiatori’ perché non hanno ottenuto quel che volevano? Intanto, Benvenuti nella Suburra Bruzia!