Salerno, fuga di notizie sui verbali di Petrini. Il gioco delle tre carte di Manna e dei suoi compari e la risposta della procura

Chissà cosa avranno pensato i magistrati della procura di Salerno Luca Masini e Vincenzo Senatore quando sono stati avvisati, il 3 giugno scorso, che su due testate calabresi erano stati trascritti pressoché pedissequamente i verbali degli interrogatori del magistrato corrotto della Corte d’Appello di Catanzaro, Marco Petrini.

Questa pratica, per chi non lo sapesse, configura un reato di “violazione del segreto istruttorio” perché porta alla luce materiale scottante riguardante indagini ancora in corso e per di più sputtana clamorosamente un verbale risalente ad appena un mese e mezzo fa. Ora, non serve neanche sottolineare quanto sia importante l’inchiesta sui cosiddetti processi “aggiustati” di Catanzaro, che coinvolge magistrati, politici, colletti bianchi e chi più ne ha più ne metta. E non serve neanche sottolineare più di tanto quanto la Calabria sia la patria dei depistaggi, dei trabocchetti e delle pratiche dettate dai poteri forti per inquinare le prove e screditare chi collabora con la giustizia. E’ già successo, purtroppo.

In gergo, il giochino al quale hanno dato vita le due testate calabresi di cui sopra si chiama “fuga di notizie”. La domanda è semplice: poteva essere stata la procura di Salerno a consegnare i verbali ai giornalisti delle due testate? La risposta è altrettanto semplice: certo che no! Nessuna procura, a meno che non sia corrotta fino al midollo, fa circolare notizie coperte da segreto istruttorio. E allora, vi starete chiedendo, chi è che poteva avere interesse alla pubblicazione di questi verbali? Anche in questo caso la risposta è semplice, anzi semplicissima: in primis, gli indagati dell’inchiesta, che hanno tutto l’interesse a smontare le tesi accusatorie dei testi ma subito a ruota anche quei personaggi non indagati ma che vengono comunque coinvolti nel gran calderone dell’inchiesta stessa.

Ai lettori profani che ci seguono, precisiamo, a questo punto, che i verbali di cui sopra – se non sono stati consegnati dalla procura di Salerno e ribadiamo che non è possibile – sono stati girati ai giornalisti da qualcuno degli indagati o meglio ancora da un avvocato o più avvocati difensori dei soggetti indagati nel procedimento “Genesi”. In questo collegio di difensori ce n’è per tutti i gusti: si va dal magistrato Marco Petrini, appunto, ai faccendieri Pino Tursi Prato ed Emilio Santoro, dagli avvocati Marzia Tassone e Francesco Saraco, a Luigi Falzetta, Vincenzo Arcuri, alias “a fungia”, e Giuseppe Caligiuri. 

Otto indagati, tra i quali anche due avvocati, presuppongono – come minimo – altri otto avvocati potenzialmente in possesso dei verbali di interrogatorio ma non è questo il punto. Dalla lettura dei verbali riportati, non c’è dubbio che il soggetto più interessato a vederli “sputtanati” sia stato l’avvocato Marcello Manna, che tra l’altro è anche sindaco di Rende e irraggiungibile quaquaraquà della scena politica cosentina. E che la circostanza non gli sia dispiaciuta per niente ce lo dice lui stesso nella tragicomica dichiarazione che ha rilasciato poche ore dopo, a stretto giro di posta dallo “scoop” delle due testate. Una specie di “gioco delle tre carte” o di “gioco dei compari”, come preferite.

Manna è di Cosenza e non è neanche difficile, allora, capire che qualcuno dei suoi colleghi cosentini che difendono il cosentinissimo Tursi Prato e che hanno tutto l’interesse di buttare a mare Petrini che accusa il loro assistito, abbia potuto fornirgli l’assist: Franz Caruso, Cataldo Intrieri o Michele Filippelli? Tre avvocati, esattamente come nel gioco delle tre carte. Dov’è l’asso di denari? Qui, là o qua? Fate il vostro gioco, ci sono esattamente le stesse possibilità che sia stato uno dei tre a fare la talpa per fare uscire fuori i verbali di Petrini. A meno che non pensiamo che sia stata la fata turchina di Pinocchio o l’uccellino di… Del Piero!

Orbene, come amano dire gli “avvocatoni”, l’avvocato Manna non solo non si lamenta di essere stato “spiattellato” sulle due testate, non solo non grida allo scandalo perché si è verificata una fuga di notizie su verbali coperti dal segreto istruttorio ma addirittura rilancia… Ecco il testo integrale della dichiarazione del quaquaraquà.

Apprendo da organi di stampa che il giudice Marco Petrini avrebbe reso una serie di interrogatori ai magistrati di Salerno che indagano sui fatti per i quali l’ex Presidente della Corte di Assise di Appello di Catanzaro è stato tratto in arresto. In taluni di questi interrogatori avrebbe fatto riferimento alla mia persona, peraltro affermando circostanze che in seguito sarebbero state smentite così offrendo versioni contrastanti e fuorvianti. Mi preme precisare  che non ho ricevuto né un avviso di garanzia né qualsiasi altra comunicazione ufficiale da parte dell’Ufficio di Procura che si sta occupando del procedimento. Essendo completamente estraneo ai fatti riportati nella stampa locale ho, peraltro, già avanzato richiesta di essere sentito dai magistrati titolari dell’inchiesta per poter chiarire la mia posizione“.

Capito bene? E così va in scena il più classico dei giochi di potere nel silenzio totale di tutti. Perché in Calabria si può fare questo e molto altro e anche questi “nuovi” magistrati che stanno a Salerno devono iniziare a capirlo. Così come l’avevano capito tanti altri magistrati seri come De Magistris. E le testate, è appena il caso di ricordarlo, si richiamano in maniera addirittura pacchiana ai clan della massomafia e ai servizi deviati. Ma questa non solo non è una novità ma è un fatto talmente acclarato che ormai lo sanno anche i bambini: riconoscono la puzza… Per fortuna, ieri, la procura di Salerno dopo tre mesi di preoccupante silenzio, si è “svegliata” e ha mandato a dire a Manna e ai suoi compari che adesso si dovranno sottoporre a “incidente probatorio” ovvero ad un confronto faccia a faccia, all’americana se preferite, con il loro accusatore. Che – è bene precisarlo – non ha ritrattato proprio niente nei confronti del quaquaraquà ma solo nei confronti del suo collega giudice Fabrizio Cosentino.

Una persona davvero onesta, davanti a questo squallore, si sarebbe già dimessa dalla sua carica di sindaco ma Manna Marcello, alias il quaquaraquà, come sanno anche i bambini, tutto è tranne che onesto. E starà certamente architettando qualcosa per uscirne fuori. Ma abbiamo la sensazione che non sarà più tanto semplice preparare mazzette e bustarelle. Intanto, il gioco delle tre carte non ha avuto l’effetto sperato, che era quello di mandare tutto nel “dimenticatoio” ed è già un grande risultato. Il resto arriverà perché il tempo in queste vicende è sempre galantuomo. Soprattutto per chi nella vita di mestiere fa… il quaquaraquà.