Calabria 2021, Irto impresentabile: anche i Berna parlano di voto di scambio e appalti truccati

La decisione di candidare don Nicola Irto a presidente della Regione per quello che resta del Pd è a fortissimo rischio di stroncatura da parte del Pd nazionale ed è fortemente osteggiata dagli alleati del M5s. Ormai lo sappiamo da mesi, così come sappiamo che si tratta di una decisione “fasulla”, presa con grandi contestazioni da parte del Pd cosentino e catanzarese ma si sa che in Calabria “comanda” soprattutto Reggio, ma non certo per meriti di Falcomatà o dello stesso Irto ma per interessi e capacità politica di soggetti della prima Repubblica che ancora oggi rappresentano l’anima “grigia” del Pd.

Parliamo dell’ex deputato Demetrio Battaglia, vero “padrino” di Nicola Irto e dell’ex sottosegretario Gigi Meduri che ha benedetto questa scelta di candidare Irto alla presidenza della Regione Calabria. Una strategia che consentirebbe alla vecchia guardia del Pd di governare indisturbata la Calabria utilizzando la “presenza” giovane di Irto, da sempre “marionetta” dei vecchi cattocomunisti che ancora gestiscono con la benedizione di Marco Minniti la “paranza” in Calabria. Irto, con una faccia tosta degna dei suoi “padrini”, le sta provando tutte per portare a compimento il suo piano e conservare almeno la sua poltrona alla Regione. Ha finanche mandato il fatidico messaggio dell’unità a De Magistris, che – giustamente – mai e poi mai accetterebbe di correre con questo soggetto alle elezioni. Adesso figuratevi che riesce persino a “imbucarsi” per partecipare ai dibattiti insieme a De Magistris e persino a Tansi… Ma la sua credibilità è sotto lo zero. 

Francesco Berna

Perché questo repentino cambio di strategia? Ma perché non c’è solo il seguito di “Mammasantissima” ad agitare il cammino di questi soggetti. Pare infatti che non ci siano solo le dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia ma anche quelle di politici ed imprenditori. Tanto per essere chiari, si tratterebbe dei fratelli Berna, che da tempo hanno rivelato alla Dda di Reggio importanti retroscena di come funzionava il mondo degli appalti a Reggio Calabria e pare che tra queste storie entri molto bene anche l’impresa di costruzione “Irto” e lo stesso candidato governatore per alcuni “favori” fatti ad esponenti di ‘ndrangheta e non solo riguardanti l’edilizia sociale. La contropartita? Semplice: procacciamento di voti a “manetta” per don Nicola Irto nelle elezioni regionali del 2014 e del 2020. E tra quello che si sta muovendo a Roma e quello che si sta agitando nel M5s calabrese non si prospettano certo giorni tranquilli per don Nicola Irto. E così la migliore strategia è diventata quella di accontentarsi del possibile, sperando ovviamente che la magistratura non intervenga a gamba tesa sul bamboccione reggino. Fossimo in De Magistris, rifiuteremmo sdegnosamente di partecipare a dibattiti con questo soggetto. E’ intrallazzato fino al buco del culo, Luigi, finché sei in tempo mandalo a cagare…