Quella che stiamo per raccontare è una storia di coltellate e infamità.
Non si svolge in una vecchia cantina del Novecento, ma nelle stanze di Palazzo dei Bruzi, oggi abitate — più di ieri — da personaggi capaci di rinnegare senza “vrigogna”, oltre che sé stessi, anche ciò che hanno detto e fatto il giorno prima pur di restare col culo sulla poltrona: alleanze, parole spese, persone frequentate. È il racconto di regolamenti di conti e di alleanze a tempo determinato, costruite e disfatte secondo convenienza, tra farabutti privi di onore e di dignità, mossi dall’avidità, dalla brama di potere e dall’ossessione di conservare posizioni personali che spacciano per politica. Ma basta ripercorrere la storia di questa amministrazione per capire che il fermento di questi giorni, a Palazzo dei Bruzi, con la politica c’entra ben poco. C’entra, piuttosto, con le coltellate e con le convenienze.
La storia. Franz Caruso diventa sindaco grazie a un patto, maturato dentro una logica di pura spartizione del bottino, tra Nicola Adamo e i fratelli Occhiuto, che non si fanno scrupolo di pugnalare alle spalle Francesco Caruso, alias lo zerbino, ex vicesindaco di Mario, loro candidato e diretto competitor di Franz. Nicola Adamo ha scelto Franz come suo prestanome a Palazzo dei Bruzi. In cambio del pennacchio da sindaco, a cui Franz tiene molto, deve solo “far finta di niente” su tutti gli intrallazzi che Capu i Liuni intende mettere in atto al Comune. Ma le promesse di Nicola a Franz vanno oltre. Gli promette di estendere il pennacchio ben oltre il Campagnano: oggi sindaco, domani presidente della Provincia e, magari un giorno, presidente della Regione. È l’esca perfetta per un mediocre come Franz, che può aspirare a una qualunque ascesa politica solo se sponsorizzato da uno come Nicola. Franz abbocca. E Nicola sguazza.
Franz incassa le promesse e, mentre Nicola sguazza dispensando curtiddrati a chistu e a chiru, aspetta il suo momento. Che arriva con le comunali di Rende e le Regionali (anticipate): l’occasione giusta per spiccare il volo verso nuovi pennacchi. Ma Franz non spicca. Precipita, senza paracadute. Il sostegno che si aspettava da Nicola e da Gigino Tic Tac oggi semplicemente u gummista, suo capogabinetto, non arriva. Anzi, remano contro di lui. Il sogno di nuovi pennacchi svanisce e il rancore verso Nicola e Gigino cresce, mentre i due, nel frattempo, continuano ad accoltellarsi tra loro come se nulla fosse. A Franz puoi toccargli tutto, ma non il pennacchio. L’accordo con Nicola e Gigino salta. Franz spezza le catene (si fa per dire, eh…) che l’incappucciato non spezza manco il pane senza… permesso.
Nicola corre ai ripari. Sa dove colpire e come farlo. Mette in subbuglio il Pd, avvalendosi della collaborazione di uno con cui si è accoltellato alle spalle mille volte, Franco Iacucci. L’obiettivo è quello di riprendere in mano il partito e mandare a Franz un messaggio chiarissimo: la sua ricandidatura a sindaco non è più nell’agenda del Pd, figurarsi quella alla Provincia… Lo colpisce lì dove fa più male, sul pennacchio. L’unico che gli rimane. E Franz, pur di difendere quel poco di pennacchio che gli resta, è costretto ad arruolare nelle sue fila colui con il quale, più di altri si è scambiato coltellate alle spalle: Giuseppe Mazzuca, guccioniano, adamitico, oliveriano, iacucciano e oggi carusiano. Tutti, sistematicamente, curtiddriati ari spaddri da Mazzuca. E viceversa. Ma più di tutte restano famose le coltellate che Franz e Mazzuca si sono dati a vicenda in occasione della deposizione di Mazzuca davanti alla polizia giudiziaria.
In quella sede, Mazzuca riferisce di essere stato avvicinato da un emissario dei clan, sistemato — dagli amici degli amici — a fare l’usciere a due… metri dalla stanza del sindaco, che lo invitava a seguirlo per incontrare il reggente dei clan di ‘ndrangheta cosentini. Reggente che Mazzuca afferma di aver già incontrato in altre occasioni, presso un bar cittadino. Al termine delle dichiarazioni Mazzuca chiede espressamente alla polizia giudiziaria di non informare il sindaco dell’incontro avvenuto in questura. Alla domanda del perché, risponde di non fidarsi del sindaco, che — secondo quanto da lui dichiarato — avrebbe potuto informare Nicola e, di conseguenza, gli amici degli amici, mettendo a rischio la sua sicurezza e quella della sua famiglia. E aggiunge di aver informato il sindaco dei precedenti contatti con l’emissario dei clan e di non averli denunciati all’autorità giudiziaria su “consiglio” del sindaco stesso. In sostanza, nelle sue dichiarazioni, Mazzuca accusa il sindaco di collusione. Più che una coltellata questa è na gaggiata, una sciabolata, una scimitarrata.
Non è da meno Franz, che viene a conoscenza dell’incontro per volontà del questore, il quale — senza alcuna autorizzazione e prima ancora che l’autorità giudiziaria prenda visione delle dichiarazioni di Mazzuca — informa il sindaco su quanto accaduto. Franz nega che Mazzuca gli abbia mai riferito di tali avvicinamenti e lo accusa di essersi inventato tutto per coprire i suoi intrallazzi ormai scoperti. Lo accusa di aver fatto tutto da solo e di aver sistemato lui stesso, come usciere, l’emissario del boss. I due si accusano a vicenda come due ladruncoli di strada, beccati sul fatto, pronti a scaricarsi addosso ogni colpa pur di evitare le conseguenze. E oggi si presentano in pubblico come due bravi politici che si stimano reciprocamente.
Ma Mazzuca non è l’unico con cui Franz, per far fronte a Nicola, decide di fare comunella. A lui si accoda un altro campione di coltellate alle spalle: Damiano Covelli, una vita da servo di Nicola ed Enza, lecchino seriale con un solo obiettivo — conservare la propria posizione. Personaggi che, insieme ai pochi consiglieri a lui fedeli e a qualche assessore, come Buffone, valgono poco. Troppo poco per spingere una sua ricandidatura a sindaco. E poi sono figure che non fanno paura a Nicola, che le conosce bene, una per una. Per scuoterlo serve altro. Serve qualcuno che possa turbare davvero i suoi sogni. Ed è qui che Franz gioca la sua carta e cala l’asso Francesco De Cicco, forte anche del fatto che tra Nicola e De Cicco non esiste alcuna compatibilità, né umana né politica. Ora sì che Nicola deve preoccuparsi. Ma se è vero che Nicola e De Cicco sono incompatibili, è altrettanto vero che di curtiddrati ari spaddri tra De Cicco, Mazzuca, Covelli e lo stesso sindaco se ne sono date a sufficienza. Quelle tra Mazzuca e De Cicco, in particolare, non si contano più. Non si possono certo definire due che si stimano. Se dovessero dire pubblicamente ciò che pensano davvero l’uno dell’altro, finirebbe a coltellate, giusto per restare in tema. Il motivo per cui De Cicco abbia scelto questa strana alleanza — dalla quale, almeno in apparenza, non ha nulla da guadagnare — resta difficile da comprendere.









