Why Not e i magistrati corrotti. De Magistris: “Denunciammo magistrati anche cosentini ancora operanti”

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di Saverio Di Giorno

PresaDiretta su Rai 3 ha dedicato la puntata del 15 marzo scorso al processo Rinascita-Scott. La parte finale ha aperto un faro sulla situazione a Cosenza e provincia. Seppure in ora tarda e per poco tempo si è parlato di Manna, Citrigno, Santoro eccetera. La provincia meno raccontata e indagata della Calabria è (non a caso) anche quella nella quale si incrociano le questioni più delicate ed è legata a doppio filo alla questione della magistratura corrotta. La magistratura di Salerno interviene su quella calabrese con due pesi e due misure. Palamara, sentito da Iacchite’, ha commentato alcune di queste questioni parlando di “sistema che si tutela” e fa di tutto pur di farlo.

Parole già sentite. Era il caso De Magistris oltre dieci anni fa. Contattato per un commento in proposito, l’ex sindaco di Napoli all’epoca si lasciava andare ad una lunga chiacchierata su molti altri aspetti. Viste queste situazioni viene il dubbio che la situazione sia simile e ci siano ancora intoccabili. Lo stesso De Magistris ricorda le parole, tremendamente simili, che Palamara usò per lui.

Non è cambiato nulla?

“Beh, il fatto che Palamara ammette che fui fermato è un passo avanti. All’epoca disse: “il sistema dimostra di avere gli anticorpi”, e fu un’operazione che aveva la copertura del capo dello Stato. La questione Catanzaro – Salerno è una delle più gravi della storia recente, escludendo ovviamente gli attentati esplosivi. Si trattò di tritolo professionale. Qualcosa è cambiato. Lombardi mi toglieva le indagini, mentre ora si fanno. C’è sicuramente meno isolamento, più consapevolezza, ma non mi sento di dire cessato pericolo”.

Al centro della questione magistratura c’è la figura di Pittelli. Avvocato abile e dalle mille conoscenze ed entrature. Secondo i collaboratori, a capotavola nelle cene massoniche con magistrati. Lo stesso De Magistris dice: “Se dovessi indicare due figure apicali direi sicuramente Chiaravalloti e Pittelli”. Ritornando a Cosenza e ai pesi e alle misure della magistratura salernitana, molti filoni delle indagini di De Magistris avevano il loro snodo nel Cosentino, tramite politici cosentini e magistrati che da Cosenza hanno fatto carriera. Lo stesso Pittelli avrebbe avuto modo di far valere il suo peso. In un intervento online (al minuto 53:00 https://www.youtube.com/watch?v=XM4um7QIuQU), il magistrato Lupacchini ricorda come in un’intervista si faceva notare ad un magistrato che “non era il caso si premesse troppo l’acceleratore su un avvocato perché si era dato da fare per devitalizzare l’inchiesta di Lupacchini” (l’ispezione ministeriale nelle procure, ndr).

Non è difficile intuire che il magistrato è quel Lombardi (che sottrasse l’indagine a De Magistris) e l’avvocato è Pittelli. Probabilmente il riferimento è ad alcune interviste che il pm Lombardi rilasciò a Calabria Ora. Ma sullo stato della magistratura calabrese lo stesso De Magistris ricorda qualche atto: “Le nostre indagini non avevano un territorio privilegiato, anche perché le ramificazioni arrivavano a Roma, ma anche nel Nord e così via. Oltre alle indagini, però, ci sono le denunce che non solo io, ma anche altri colleghi presentammo a Salerno. Dopo che fu interrotto il lavoro dei colleghi Apicella, Verasani e Nuzzi che lavoravano su quelle denunce non si è più andati oltre e in quelle carte c’erano diversi magistrati anche cosentini che continuano a operare”.

Quello che Pittelli guadagnava sicuramente dalle sue amicizie era una grande quantità di informazioni in anticipo. In proposito De Magistris ricorda: “Mi accusarono di aver segretato l’iscrizione di Pittelli, ma ora si scopre di tutte le entrature e le fonti a diposizione che aveva. Io tentavo di tenere le indagini il più possibile al sicuro”.

Sul foglietto sequestrato a Pittelli vi erano appuntati i suoi capi d’accusa e anche molti nomi, tra cui lo stesso De Magistris e il giornalista (ora defunto) Pollichieni. È da lui, secondo la difesa, che Pittelli ha appreso informazioni. Nonostante non siano state trovate intercettazioni a conferma e le tempistiche non coincidano, il rapporto tra Pollichieni e Pittelli non è una novità. Genchi (all’epoca collaboratore di De Magistris) aveva ricostruito i tabulati telefonici che portavano ad un palazzo di via Poli n°29 a Roma dove oltre a magistrati e utenze varie aveva sede un’agenzia di informazione (la Rpn Reporter Novelli) il cui vicepresidente era proprio Pollichieni, all’epoca direttore di Calabria Ora.

Per De Magistris questi tredici anni sono un danno irrecuperabile alla Calabria e come dargli torto. “Con Genchi documentammo i rapporti con Pollichieni, ma si interfacciava con moltissimi altri ruoli professionali e con mondi molto diversi”. A proposito di questi tredici anni, viene da pensare che non si sia perso solo del tempo, ma anche coperture e amicizie. Pollichieni è passato a miglior vita ed è inutile continuare a scavare: le sue posizioni le ha espresse in uno degli ultimi editoriali (“i fascicoli scottanti e la sicurezza di Gratteri”) mostrando abilità e minuziosa conoscenza della realtà arrivando quasi a predire molti aspetti che sarebbero poi esplosi (dal conflitto con Lupacchini, al trasferimento di Facciolla, alle chat con Palamara).

Lo stesso Lombardi è deceduto nel 2011 e Palamara ha terremotato il sistema. I rapporti di forza sono cambiati passando dai berlusconiani ai renziani. Pensando a questo e alle zone d’ombra rimaste viene da pensare: Pittelli, seppur centrale, è diventato più debole e per questo è caduto nella rete che altri stanno evitando? De Magistris coglie la provocazione, ma fa notare: “Che il Pittelli odierno non sia lo stesso Pittelli che indagammo noi, come la stessa Forza Italia non è quella di dieci anni fa è un dato di fatto incontestabile. Ma in generale, nonostante molti protagonisti (Cesa, Galati) li ritroviamo attenzionati le indagini di oggi, compresa Rinascita-Scott, sono solo un segmento del lavoro che stavamo facendo. Tra Why Not, Poseidone, ma anche Sorical ci si era spinti molto più in là, ma non solo con le figure istituzionali, anche nell’indagare il ruolo delle massonerie deviate e delle borghesie mafiose. Se questi anni abbiano avuto un peso sulle coperture non posso dirlo e voglio pensare di no. Spero e credo che a Salerno si agisca in conformità all’articolo 11 senza altri tipi di influenze”.