Sanità alla calabrese, il superclan è più avanti di Cetto

“Io penso che quando usciremo da questa crisi una delle primissime cose da fare sia prendere la sanità, toglierla alle Regioni e ridarla allo Stato centrale“. Marco Travaglio, ospite di ‘Accordi&Disaccordi’, il talk show politico condotto da Andrea Scanzi e Luca Sommi in onda su Nove, commentava così nello scorso mese di aprile le dichiarazioni di alcuni governatori del Centro-sud in merito alla paura che il sistema sanitario di quelle Regioni possa crollare sotto il peso dell’emergenza Coronavirus. “Sentire governatori che rappresentano partiti che governano da sempre o alternativamente da decenni quelle Regioni, dire: ‘Noi non abbiamo le terapie intensive‘, oppure: ‘Abbiamo 12 posti’… Ma perché? Per quale motivo? Come si permettono? – si chiede il direttore de Il Fatto Quotidiano – Io penso che quando usciremo da questa crisi una delle primissime cose da fare sia prendere la sanità, toglierla alle Regioni e ridarla allo Stato centrale. Io sarei per radere al suolo le autonomie regionali e per fare un federalismo su base comunale, ma intanto mettiamo in sicurezza la sanità”.

Purtroppo, la realtà è molto più tragica di come la dipinge Travaglio. La Calabria è già in regime di commissariamento per la sanità da più di dieci anni e come se non bastasse appena un anno fa il primo governo Conte è stato costretto ad emanare un decreto speciale per la sanità con tanto di Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria. Quindi, è già lo stato centrale che ha in mano la sanità in Calabria. Almeno sulla carta. Risultati? Nessuno, anzi peggio. Commissari e manager, tra l’altro suggeriti dalla stessa eminenza grigia del recente passato, tale Andrea Urbani, che pure sono stati espressione delle nomine effettuate da Lega e M5s, hanno continuato a lasciare tutto nelle mani degli stessi protagonisti: i componenti della loggia deviata del superclan dei calabresi.

In questo i nostri politici sono molto più avanti di Cetto Laqualunque. “Stacchiamo la Calabria dall’Italia per fare la Calabrexit. Scaviamo un canale sopra Cosenza e uniamo Ionio e Tirreno. Facciamo il canale di Piluez” aveva tuonato Albanese versione Cetto nella trasmissione di Fabio Fazio. Lui dice che vuole staccare la Calabria dall’Italia, loro l’hanno già fatto da decenni: la Calabria per i colletti bianchi è zona franca. Da sempre. Ma siamo sicuri che Cetto lo sa. Eccome se lo sa. E i rappresentanti di questa squallida categoria sono i “boss” della sanità privata che continuano ad accumulare milioni su milioni dividendoseli con i massoni deviati della politica. In barba ad ogni controllo dello stato. Fatelo sapere anche a Travaglio.