Catanzaro e Lamezia, da “Quinta Bolgia” allo scioglimento dell’Asp: tutti i retroscena

Il 12 novembre del 2018 l’operazione “Quinta Bolgia”, portata a termine sotto l’impulso della Dda di Catanzaro, accese i riflettori sulle infiltrazioni mafiose e politiche nella sanità catanzarese. Si trattava della prosecuzione di un’indagine sulla cosca Iannazzo-Cannizzaro-Daponte risalente al 2010. Il clan, tra le tante attività, si occupava attraverso la famiglia Putrino del controllo del servizio ambulanze dell’Asp. Il procuratore Nicola Gratteri in conferenza stampa aveva parlato anche della guerra con il “gruppo Rocca”, guerra che termina con un accordo tra i gruppi Putrino e Rocca per la gestione del servizio ambulanze.

Coinvolti nell’inchiesta e arrestati anche Giuseppe Perri, già commissario straordinario e poi direttore generale fino all’agosto 2018 e il dottor Giuseppe Pugliese, già direttore amministrativo sino all’ottobre 2017, ancora in servizio invece Eliseo Ciccone (già responsabile Suem 118 ed ora destinato ad altro incarico) nei cui confronti vengono contestati plurimi episodi di abuso d’ufficio.

Giuseppe Perri, ex digì dell’Asp di Catanzaro

Analoghe condotte con l’aggravante della finalità mafiosa venivano contestate anche a due esponenti della politica lametina che hanno rappresentato, secondo quanto emerso dalle indagini, l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza Asp coinvolta. Si tratta di Giuseppe Galati, ex deputato, e Luigi Muraca, classe ’68, ex consigliere del comune di Lamezia, recentemente coinvolto anche in una vicenda di violenza sessuale ai danni di una minorenne.

“Avevano il controllo di una parte dell’ospedale di Lamezia Terme”

L’inchiesta nasceva da due diverse indagini strettamente collegate. Il primo filone d’indagine condotto dal Gico riguarda la disarticolazione di due sottogruppi di ‘ndrangheta che agivano in stretta connessione con i gruppi imprendoriali Putrino e Rocca, che in base alle ricostruzioni degli inquirenti in conferenza stampa “avevano il controllo di una parte dell’ospedale di Lamezia Terme, anche attraverso modalità intimidatorie, vessavano i parenti dei deceduti all’interno dell’ospedale per accaparrarsi il servizio di onoranze funebri. Con il presunto sostegno di due necrofori dell’ospedale di Lamezia Terme”. Nel momento in cui il “gruppo Putrino ha subito un’interdittiva antimafia da parte della Prefettura di Catanzaro, è subentrato l’altro gruppo Rocca”. Le indagini hanno beneficiato “di riscontri di numerosi e affidabili collaboratori di giustizia”. Ecco tutti i nomi degli indagati.

CUSTODIA CAUTELARE IN CARCERE

Pietro PUTRINO, 73 anni, Lamezia Terme

Diego PUTRINO, 36 anni, Lamezia Terme

Diego PUTRINO, 51 anni, Lamezia Terme

Vincenzo TORCASIO, 38 anni, Lamezia Terme

Silvio ROCCA, 61 anni, Lamezia Terme

Pietro ROCCA, 63 anni, Lamezia Terme

Ugo ROCCA, 33 anni, Lamezia Terme

Pietro FERRISE, 59 anni, Lamezia Terme

Alfredo GAGLIARDI, 40 anni, Lamezia Terme

Tommaso STRANGIS, 53 anni, Lamezia Terme

Franco DI SPENA, 45 anni, Lamezia Terme

Pasquale REILLO, 52 anni, Lamezia Terme

ARRESTI DOMICILIARI

Roberto Frank GEMELLI, 54 anni, Lamezia Terne

Sebastiano MAUCERI, 56 anni, Lamezia Terme

Giuseppe GALATI, 57 anni, Lamezia Terme

Luigi MURACA, 50 anni, Lamezia Terme

Giuseppe PUGLIESE, 50 anni, Catanzaro

Giuseppe PERRI, 60 anni, Falerna

Eliseo CICCONE, 65 anni, Catanzaro

Italo COLOMBO, 48 anni, Catanzaro

Giuseppe Luca PAGNOTTA, 45 anni, Catanzaro

Francesco SERAPIDE, 45 anni, Catanzaro

M5S: “L’OSPEDALE DI LAMEZIA IN MANO ALLA ‘NDRANGHETA”“L’operazione “Quinta Bolgia” conferma che in Calabria politica, burocrazia e criminalità organizzata sono spesso unite da legami e rapporti di affari e convenienza. L’inchiesta, coordinata dalla Dda di Catanzaro, conferma anche la diffusa subalternità dei dirigenti pubblici a forze criminali ed evidenzia il livello di pericoloso inquinamento del Servizio sanitario regionale, su cui il Movimento 5stelle dà battaglia, senza sosta, da 5 anni a questa parte”.

Lo affermavano, in una nota, lo stesso giorno dell’operazione, i parlamentari M5s Giuseppe d’Ippolito, Paolo Parentela, Bianca Laura Granato, Francesco Sapia e Dalila Nesci. “Stando alle indagini – sottolinea D’Ippolito – l’ospedale di Lamezia Terme era nella piena disponibilità della ‘ndrangheta e la figura di raccordo con la pubblica amministrazione dell’Asp di Catanzaro era l’ex parlamentare Giuseppe Galati, che con le sue responsabilità politiche ha a lungo condizionato la vita pubblica di Lamezia Terme, il cui territorio e la cui comunità sono in ginocchio per causa di un sistema di potere che da oppositori abbiamo denunciato in grande solitudine, indicando la consapevolezza della coscienza civile e la sanzione elettorale come le sole strade possibili per il riscatto dei lametini”.

“La magistratura – proseguono i cinque parlamentari pentastellati – sta facendo il suo dovere, ma la vicenda dell’operazione “Quinta bolgia” rivela insieme l’assenza e la compiacenza della vecchia classe politica. Serviranno tempo, coraggio e fatica per smantellare gli apparati di corruzione che hanno prodotto danni incalcolabili alla sanità pubblica, gestendola come cosa propria». «Siamo certi – concludono i parlamentari 5stelle – che il governo in carica saprà compiere a breve scelte decisive. La sanità calabrese necessita di cure immediate e di un controllo politico-istituzionale a tappeto, alla luce dell’estrema gravità della situazione, comprovata dall’inchiesta “Quinta bolgia””.

LA COMMISSIONE D’ACCESSO ANTIMAFIA

Il 3 dicembre 2018, a meno di un mese dall’operazione “Quinta Bolgia” fu nominata la commissione di accesso agli atti all’Asp di Catanzaro da parte del prefetto della città capoluogo di provincia. La decisione da parte dell’autorità prefettizia è legata agli sviluppi dell’operazione antindrangheta denominata “Quinta Bolgia” che nelle scorse settimane ha visto finire in carcere diversi affiliati alle cosche del Lametino e del Catanzarese ed esponenti politici di primo piano.

Gli atti dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e, in particolare, dal procuratore Nicola Gratteri e dal sostituto Elio Romano, sono stati trasmessi – come da prassi –  al prefetto di Catanzaro Francesca Ferrandino per le valutazioni di competenza.

LA MAZZATA DELLA CASSAZIONE

Qualche mese più tardi, nel marzo del 2019, tuttavia, l’inchiesta di Gratteri subì un pesante stop. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza agli arresti domiciliari emessa nel novembre dello scorso anno su richiesta della Dda di Catanzaro ed il successivo provvedimento di divieto di recarsi in Calabria emesso dal Tribunale del riesame, che è stato revocato, nei confronti dell’ex parlamentare del centrodestra Giuseppe Galati. Galati era stato arrestato, con l’accusa di abuso d’ufficio aggravato dalle modalità mafiose, nell’ambito dell’operazione “Quinta bolgia” condotta dalla Guardia di finanza su presunti illeciti nella gestione del servizio di ambulanze dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro.Secondo l’accusa, in particolare, Galati avrebbe cercato, su richiesta dell’ex consigliere comunale di Lamezia Terme Luigi Muraca e dell’impresario di pompe funebri Pietro Putrino, di favorire quest’ultimo in una gara d’appalto per il servizio di ambulanze. I domiciliari erano stati poi revocati dal Tribunale del riesame di Catanzaro che aveva disposto il divieto di recarsi in Calabria. Adesso, dopo la decisione della Cassazione, che ha accolto il ricorso dei difensori dell’ex parlamentare, gli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra, Galati non ha più obblighi.

Annullate misure anche per ex consigliere comunale Luigi Muraca (classe ’68) e altri indagati

Luigi Muraca e Pino Galati

Annullamento della Cassazione anche per altri indagati, tra cui l’ex consigliere comunale lametino Luigi Muraca (classe ’68), difeso dagli avvocati Piero Chiodo e Anselmo Torchia. Per lui una revoca senza rinvio sia per l’aggravante mafiosa che per quanto riguarda la turbativa d’asta e l’abuso di potere. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio, con riferimento al capo di imputazione afferente l’associazione per delinquere di stampo mafioso, l’ordinanza pronunciata dal Tribunale del Riesame di Catanzaro lo scorso novembre 2018 a carico di  Pietro Putrino e Diego Putrino (classe 1982);  annullando con rinvio al Tribunale del Riesame di Catanzaro in relazione alle esigenze cautelari su altro capo di imputazione, illecita concorrenza. Entrambi i Putrino sono difesi dagli avvocati Francesco Gambardella e Massimiliano Carnovale.

Annullamento senza rinvio anche per Francesco Di Spena,  Silvio Rocca  e  Pietro  Rocca. Infine, annullamento senza rinvio e immediata liberazione per Vincenzo Torcasio, difeso dall’avvocato Antonio Larussa. Il Supremo consesso con tale ordinanza annulla sia l’ordinanza cautelare del G.i.p. del Tribunale di Catanzaro sia quella del Tribunale della Libertà.

IL NUOVO COLPO DI SCENA

Poi, però, a distanza di soli sei mesi, nuovo colpo di scena: l’Asp di Catanzaro viene sciolta per mafia dal Consiglio dei Ministri, a testimonianza che l’inchiesta di Gratteri, almeno a giudizio del Ministro dell’Interno e del Ministro della Salute, non era un “flop” e non era tanto campata in aria… O no?