‘Ndrangheta a Vibo. Cesare Pasqua a disposizione dei clan e le piroette politiche del figlio Vincenzo

Il dottore Cesare Pasqua, suo malgrado, è ancora il personaggio eccellente sia del penultimo che dell’ultimo, a dire il vero, parecchio scadente blitz di Gratteri nel Vibonese prima di partire per Napoli. Pochi, pochissimi colletti bianchi e il solito grande carico di pesci piccoli (scusate l’ossimoro) e degli altrettanto “soliti” boss. Per dirla tutta, anche il coinvolgimento di Cesare Pasqua è parecchio marginale ma finanche i media di regime calabresi già nel maggio 2023 (all’epoca della prima parte dell’operazione) erano stati “costretti” a diffondere la sua fotografia perché il Nostro è stato reso celebre da una puntata de “Le Iene” nella quale, tuttavia, non gli si contestava neanche di essere contiguo alla mafia ma solo di aver trovato un posto alla nuora all’Asp di Vibo Valentia.

Noi di Iacchite’ invece ce ne occupiamo da anni perché Pasqua è stato inviato dal clan Mancuso di Limbadi a entrare nel ruolo di direttore sanitario nella clinica Sant’Anna Hospital di Catanzaro, che è un bel ricettacolo di riciclaggio di denaro sporco e persino Gratteri ci aveva messo becco tempo fa con l’operazione “Cuore matto” prima di ritornarsene a… cuccia e non vedere operazioni pacchiane da parte di soggetti borderline, tra i quali lo stesso Pasqua.

Pasqua viene di nuovo coinvolto da questo blitz ma le accuse non sono un granché. “Si sarebbe messo a disposizione, delle locali di Limbadi e San Gregorio d’Ippona (…) e quindi rispettivamente delle cosche Mancuso e Fiarè”. Avrebbe asservito “la struttura pubblica alle esigenze dell’organizzazione, consentendo alla criminalità organizzata vibonese di infiltrarsi negli affari di proprio interesse”. Ma tra questi affari, almeno per ora, non c’è la Sant’Anna. 

Si parla genericamente di controlli e sequestri che avrebbe evitato a imprese vicine ai clan come “La latteria del sole”, che tuttavia (almeno per quanto di nostra conoscenza) non rientrerebbe nel blitz di oggi. Perché se ci fosse entrata avremmo saputo qualcosa in più, per esempio, sui rapporti tra Pasqua e un faccendiere dei Mancuso, tale Vincenzo Spasari, notoriamente amico intimo dell’editore di LaC, Domenico Maduli, con il quale appare in diverse fotografie compromettenti. 

Tornando al blitz di maggio 2023, Pasqua avrebbe agito per riconoscere il ruolo di Gregorio Coscarella nel settore “della gestione del ristoro ospedaliero per i nosocomi di Vibo Valentia-Tropea e Serra San Bruno”. Lo avrebbe aiutato a realizzare un “sistema” spartitorio che vedeva alcuni “imprenditori amici” favoriti nell’affidamento del servizio di mensa ospedaliera. In una circostanza in particolare sarebbe stato favorito “illecitamente l’affidamento del servizio” all’azienda dell’imprenditore Domenico Colloca, associato alla ‘ndrina di Paravati e a disposizione del capo ‘ndrina Michele Galati”, dopo un’interlocuzione con Coscarella. In cambio, Cesare Pasqua avrebbe ottenuto “protezione mafiosa per la risoluzione di problemi e, in occasione di competizioni elettorali che vedevano candidato il figlio Vincenzo Pasqua, l’appoggio elettorale delle cosche di ‘ndrangheta”.

Vincenzo Pasqua, figlio di Cesare e marito di Serena Veloci, la donna inserita nei generosi ranghi della sanità vibonese, è un politico abbastanza noto in tutta la regione, non foss’altro che per la sua sorprendente elezione nel 2014 a consigliere regionale in quota Pd e in particolare in quota Mario Oliverio alias Palla Palla. Ma a tarpare le ali al giovane Pasqua sono arrivati quelli de “Le Iene” e in particolare l’inviato Filippo Roma, che non solo hanno sputtanato il suocero d’oro che trova il posto alla nuora ma anche le piroette politiche del figlio, che ha lasciato Palla Palla e il Pd per imbarcarsi nel centrodestra.

Filippo Roma ci ha informato così che è approdato in Fratelli di… ‘ndrangheta ma che è anche molto amico di Giuseppe Mangialavori alias Peppe ‘ndrina, con il quale – per fortuna – è stato immortalato in una memorabile fotografia nella quale c’è persino Mario Occhiuto, il faccendiere cosentino oggi senatore e già sindaco della Città dei Bruzi, fratello (di sangue…) del parassita Robertino, oggi presidente effettivo della Regione e anche lui presente – anche se defilato – nella foto (guardate in basso).

Nella foto c’è anche Jole Santelli, oggi defunta, e Vincenzo Pasqua faceva parte del gruppo dei faccendieri candidati nelle liste del centro… mafia al tempo delle elezioni regionali del 2020. “… In occasione della campagna elettorale per il rinnova del Consiglio regionale – scrivono i magistrati – Domenico Colloca quale appartenente alla ‘ndrangheta…in concorso con Clemente Mazzeo e Gregorio Coscarella…prometteva a Cesare Pasqua, al momento del fatto capo dipartimento di prevenzione dell’Asp di Vibo Valentia (che accettava la promessa) di procurare almeno 500 voti in favore del figlio Vincenzo Pasqua, candidato nella lista “Jole Santelli Presidente” a sostegno di Jole Santelli alla carica di presidente della Regione Calabria, in cambio dell’asservimento da parte di Pasqua delle prerogative proprie dell’incarico dirigenziale da lui rivestito nell’ambito dell’Asp agli interessi delle due cosche mafiose”. Nello specifico, Pasqua si sarebbe intervenuto “per favorire l’espansione imprenditoriale della società Arte del catering (di cui Colloca risulta essere titolare occulto) nell’ambito del settore assai remunerativo delle mese ospedaliere attraverso la garanzia, tra le altre cose, dell’immunità dei controlli igienico-sanitari nei confronti della predetta azienda e del contestuale mantenimento delle chiusure già disposte nei riguardi dei centri di cottura della società Dussman, titolare del contratto di appalto”.

E per dirla tutta è questa l’unica foto che i media di regime calabresi non sopportano. Sia quelli che osteggiano a chiacchiere la Giunta regionale (ma sono vicini al clan Mancuso) sia quelli che sono funzionali alla paranza degli Occhiuto. Del resto, tutti sanno che in Calabria non c’è distinzione di colore politico: mangiano tutti nello stesso scifo anche se fanno finta di litigare. Così vanno le cose nella Calabria massomafiosa “protetta” per sette lunghi anni da Gratteri.