Capu i Liuni, Madame Fifì e la vergogna della prescrizione

Uno degli scandali più grandi nelle elezioni politiche del 2018 è stata la riconferma tra i deputati di Madame Fifì, al secolo Enza Bruno Bossio, moglie del pluriindagato Nicola Adamo. Sì, è vero: sono stati prosciolti dall’ultima inchiesta “Lande desolate” ma l’elenco di tutte quelle nelle quali sono rimasti coinvolti e con giusta ragione è pressoché infinito. Basterebbe ricordare, per esempio, che Adamo è tra i rinviati a giudizio con l’accusa di traffico di influenze anche per l’inchiesta Rinascita Scott. Ma anche la Bruno Bossio è stata più volte indagata per questioni che hanno a che fare con fondi pubblici spariti e tangenti. Una vergogna che è stata ampiamente commentata da tutti i cosentini e calabresi onesti che non riescono a capacitarsi di come sia stato possibile. Il meccanismo principale che ha salvato quantomeno dall’interdizione perpetua dai pubblici uffici i due coniugi diabolici si chiama prescrizione, oggi ridotta ancora di più dalla recente riforma-schifezza della giustizia. E vanta decine e decine di altri protagonisti, tutti uguali e tutti truffatori tra i quali Mario Occhiuto. Ed è giusto che queste circostanze vengano ricordate, soprattutto oggi che Madame Fifì e Capu i liuni vengono quasi “santificati” dai loro lecchini e da qualche giornalista assoldato.

D’altra parte, Nicola Adamo era già partito all’attacco annunciando di aver presentato un esposto al Csm e in Cassazione contro il procuratore della Dda di Catanzaro Nicola Gratteri. E tutti hanno commentato largamente non solo la clamorosa “rivelazione” della consorte Madame Fifì circa il veto messo da Gratteri sulla ricandidatura di Oliverio alla Regione (sul quale – è giusto riconoscerlo – non ha tutti i torti) ma addirittura il richiamo a non uccidere il “dissenso”Madame Fifì è nota in tutta la Calabria per non consentire a nessuno di “dissentire” dai suoi metodi eppure lo ha invocato, eccome se lo ha invocato. Roba da ridere se non parlassimo di cose serie… E allora passiamo in rassegna alcune delle “prodezze” di Adamo e consorte, tanto per non dimenticarci di cosa stiamo parlando.

Al processo Eolo, quello della maxi tangente da 2 milioni 400 mila euro per le pale eoliche incassata dai prestanome di Nicola Adamo, come da scontatissimo copione è andata in scena infatti la vergogna della prescrizione.

Il sistema giuridico italiano fa acqua da tutte le parti e grazie alla sua lentezza butta il solito salvagente ad una classe politica corrotta e impresentabile.

Nicola Adamo ormai da tempo rappresenta l’emblema della politica corrotta. Coinvolto in decine di processi, additato al pubblico ludibrio come simbolo del malaffare, si salverà dal processo Eolo solo perché il sistema giudiziario è lento e non certo perché è innocente.

Il trascorrere del tempo (in Italia la prescrizione fino a ieri arrivava allo scadere dei 7 anni e 6 mesi, adesso è stata ridotta ancora di più) ha già cancellato dal procedimento il reato di corruzione, nel quale rientrava anche la maxi tangente da 2 milioni e 400mila euro per favorire la realizzazione del parco eolico. Prescritti anche l’abuso d’ufficio, i reati in materia urbanistica e gli illeciti amministrativi.

Contro Nicola Adamo erano rimasti ancora in piedi i reati di associazione a delinquere e falso ma sono andati in prescrizione anche questi e Capu i liuni o il signor Bruno Bossio come lo sfottono ormai i suoi avversari politici, gongola.

Le prescrizioni massime per questi due reati sono scattate tra settembre 2017 e settembre 2018. Sarebbe potuta anche arrivare una condanna di primo grado per Nicola Adamo e neanche questa è arrivata ma anche se fosse arrivata, sfruttando tutte le lentezze successive, non ci sarebbe stato nessun dubbio sul fatto che la prescrizione lo avrebbe salvato anche negli altri due gradi di giudizio.

Intanto, nel corso dell’ultima udienza, con lo stesso stratagemma della prescrizione, è stato assolto una delle tante meteore della politica calabrese, quel Diego Tommasi che aveva cominciato in modo promettente con i Verdi e che è finito indecorosamente a fare affari con il simbolo della corruzione in Calabria ovvero Nicola Adamo.

E tanto per non farci mancare niente anche la terribile Madame Fifì, sì insomma la dott.ssa Enza Bruno Bossio è uscita definitivamente, ovviamente per intervenuta prescrizione, dall’inchiesta di Lecce nella quale era stata indagata per avere redatto insieme ad altri ispettori del Ministero dell’Industria, una relazione falsa a favore di un’azienda pugliese beneficiaria della 488. E tutti ricordano perfettamente anche l’inchiesta Why Not nella quale Madame Fifì era accusata di aver saccheggiato i fondi pubblici per l’informatica. Per uscirne puliti, lei e tutti i suoi compari, hanno “massacrato”  con l’aiuto dei media più influenti Luigi De Magistris. Anche questa è storia, che tra l’altro raccontiamo in perfetta solitudine da anni. Altro che gogna mediatica!

Auguri e soldi a Londra… Così ormai si dice nelle cricche della prescrizione, che sguazzano liberamente nel verminaio della politica calabrese. L’unica speranza è che la Calabria non consenta più a Madame Fifì di capeggiare queste cricche con l’unica arma possibile: quella del voto, visto che i magistrati non sono riusciti a fare quello che sarebbe stato sacrosanto e visto che adesso Adamo si concede addirittura il lusso di presentare esposti, lui che è il re degli impresentabili. E non abbiamo ancora finito di raccontare tutte le “prodezze” di questi due papponi della politica calabrese… Ci vorrebbero un paio d’anni, uno a testa si capisce!