Claudio Baglioni torna in Calabria: quella volta al Teatro dei Ruderi di Cirella (2004)

Tra la folta schiera dei fan calabresi, quelle di oggi e domani sono due giornate campali. Dopo la pausa invernale, il tour di Claudio Baglioni “Al Centro” ha ripreso il suo viaggio per l’Italia attraverso una serie di appuntamenti che hanno già tutte le carte in regola per fare il “bis” del trionfo di una prima parte, forte di oltre 250mila spettatori in 31 show. Reggio Calabria ospita il tour per ben due date, oggi e domani, appunto, al PalaCalafiore. I fan raggiungeranno Reggio con bus e auto e daranno vita – come sempre – ad un grande spettacolo nello spettacolo. 

Anche a Reggio Calabria il palco sarà allestito al centro, con il pubblico disposto a 360 gradi tutto intorno per una grande festa durante la quale si percorreranno i 50 anni di grande musica del cantautore, attraverso una scaletta mozzafiato che comprenderà tutti i suoi più grandi successi, in ordine cronologico.

Baglioni torna sempre volentieri in Calabria e gli annali raccontano di memorabili concerti nella nostra terra. A Reggio Baglioni è tornato molto spesso nel corso di questi anni ma ha lasciato tracce indelebili anche a Catanzaro, Cosenza (dove ha cantato tre volte: allo stadio, al Rendano e a Piazza XV Marzo) e Diamante, anfiteatro dei ruderi di Cirella. E proprio a quest’ultimo concerto, che risale al 2004, si riferisce questo appassionato articolo di una sua fan cosentina pubblicato all’epoca da rockit.it. Quindici anni dopo, non è cambiato niente, anzi… 

06/09/2004 di Carolina Capria

Fonte: rockit.it

Se qualcuno qualche anno fa, anche pochi anni fa, mi avesse detto che sarei andata ad un concerto di Claudio Baglioni e che mi sarei anche divertita, avrei fatto una qualche smorfia e gli avrei risposto che era pazzo. (Baglioni? Quello della maglietta fina e del passerotto? Ma stiamo scherzando!!) E invece. E invece ci sono voluti ventiquattro anni perché scoprissi che si può essere leggeri, e giovani, e pazienti con se stessi, e pronti a ricevere le cose belle senza selezionare prima i luoghi dai quali devono provenire.

Giorgio Gaber diceva che il conformista “è uno che di solito sta sempre dalla parte giusta”. Mai come in questa sera mi sono sentita dalla parte giusta. E’ un concerto giusto. Un concerto per tanta gente, che piace a tanta gente, fatto di canzoni che conosce tanta (dai 25 ai 50 tanta sta per tutta) gente. Un concerto di cui puoi parlare con la prima persona che incontri per strada senza crearti troppi problemi, senza temere che ti risponda “Chi? No, non so chi sia, non l’ho mai sentito”. Silenzio.

E questo è bellissimo. E’ rilassante. Non l’avevo provato mai.

Per quasi tre ore sono stata dalla parte giusta, sono stata dove stanno gli altri. Ho cantato sorridendo “Mille giorni di te e di me”, per un po’ ho avuto in mano il palloncino rosso (Palloncino? No… dico… palloncino? Ho capito bene?) passatomi dalla sconosciuta signora davanti a me, e ho scoperto che il mondo delle persone che stanno dalla parte giusta è tollerante, sicuramente più tollerante di quello che mi ospita di solito. Senza gare, senza ricercatezze.

E’ immediato. E io rischiavo di non capirlo.

C’è un posto bellissimo qui. Un anfiteatro fra i ruderi dal quale si vede la costa illuminata e il mare calmo. C’è tantissima gente. Tantissimi colori. Ragazzi e signori che potrebbero essere i genitori, in alcuni casi anche i nonni, di quei ragazzi.

Baglioni entra solo. Bianco e nero, come al solito. Chitarra e voce. E’ “Strada Facendo”, una delle mie preferite (Ma si… vai così… tanto ormai non ho dignità da perdere… tanto meno credibilità, ammesso che l’abbia mai avuta…). E’ onestamente emozionante sentire “troverai, anche tu, un gancio in mezzo al cielo” uscire dalla bocca di chi questa frase semplice l’ha pensata, ed è ancor più emozionante non essere distaccati e lasciarsela scorrere dentro.

Qualcosa mi sfugge. Anni passati a capire quello che mi piace, a dargli lo spazio che gli spettava e a costruirgli attorno una protezione, mi hanno allontanato da questo cinquantenne che da bambina mi faceva cantare.

Conosco qualcosa di recente ma più per violenza mediatica che per scelta. Fa niente. C’è “Tu come stai”, “La vita è adesso”, “Via”, “Sabato pomeriggio”, “Piccolo grande amore”, “Avrai”, “Strada facendo”, e mi basta.

Mi mantengo dalla parte giusta dicendo, in conclusione, un’ovvietà di proporzioni titaniche: i gusti sono gusti. Per me è Baglioni, per un’altra persona ci sarà un altro nome. Ma a prescindere da quello che l’ attitudine critica ha ricamato sulla personalità di ognuno, ci sono canzoni che sono entrate nella mente anche dei più lontani. Senza chiedere permesso. Ci sono frasi, e successioni di note, e passaggi, che hanno scritto frammenti di storia. E in questa serata ho saldato il mio conto con quel pezzetto innocente della mia vita. Senza dover cercare scuse. Senza voler cercare scuse.

Tutti abbiamo un Baglioni da qualche parte. Il compito a cui assolvono i vari Baglioni è quello di essere lì e di raccontarci emozioni diverse, altre rispetto a quelle che ci fanno compagnia quotidianamente.

Il cuore in questa serata non ha battuto come quando Nick Cave si è seduto al suo pianoforte. Ma quel tremore, vivo e acceso, parlava di quello che sono non di quello che ero. Perché perdersi qualcosa?